I suggerimenti del Viminale: si finga malato

Doveva essere, nelle previsioni, una presidenza Cei dal profilo meno accentuato, per lasciare alla Segreteria di Stato la gestione dei rapporti con la politica italiana: con la prolusione di ieri, invece, il mite arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il successore di Ruini, scende in campo da vero protagonista. E lo fa con un intervento dirompente, i cui temi sembra siano stati concordati con l’appartamento pontificio. È come se, con le pagine consegnate ieri, l’arcivescovo di Genova avesse chiuso l’era Ruini, inaugurandone però una altrettanto forte e in piena sintonia per quanto riguarda i contenuti, con la rivendicazione della libertà di intervento quando sono in gioco valori fondamentali o scelte che riguardano la vita di tutti. Respingendo al mittente le quotidiane accuse di ingerenza, seppur ripetendo che la Chiesa non ha «alcuna intenzionalità bellica» sui temi eticamente sensibili, né ha «un disegno egemonico» né «cerca o vuole il potere».
Proprio all’inizio del suo discorso, nel paragrafo dedicato alla mancata visita alla Sapienza, Bagnasco ha autorevolmente confermato le indiscrezioni: la decisione era stata presa dal Papa e dai suoi collaboratori dopo una telefonata del titolare del Viminale, avvenuta nella serata di lunedì 14 gennaio. Parlando con il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il ministro dell’Interno Giuliano Amato, d’accordo con il premier, aveva suggerito al porporato di consigliare a Benedetto XVI l’annullamento della visita, paventando incidenti. Non solo, ma, apprende il Giornale, il ministro avrebbe persino suggerito che il Papa s’inventasse un’indisposizione «diplomatica». Ratzinger avrebbe cioè dovuto annunciare solo la mattina di giovedì 18 gennaio che l’influenza gli impediva di tenere la lezione all’università.
Il giorno dopo, davanti alle dichiarazioni pubbliche del ministro che assicurava non solo l’incolumità del Papa (da nessuno mai messa a rischio) ma sembrava smentire pure l’esistenza di preoccupazioni per l’ordine pubblico, i principali collaboratori del Papa coinvolti nella decisione (Bertone, Ruini e Bagnasco) sono trasaliti. Lo stesso Benedetto XVI è rimasto molto amareggiato, perché proprio «i suggerimenti» delle autorità italiane lo avevano fatto desistere per evitare incidenti. Palazzo Chigi ieri pomeriggio ha smentito con una nota le parole del cardinale presidente della Cei. Anche questo un fatto senza precedenti.