I suoi capolavori: la Ferrari Testarossa e il «Sorpasso»

Per noi torinesi l'espressione «carrozzata Pininfarina» corrisponde da sempre a classe ed eleganza esclusiva. Erano gli anni '60 quando la città sabauda era capitale dell'auto e ospitava il salone di settore più importante in Europa: la curiosità del pubblico correva verso i prototipi delle auto disegnate dalla celeberrima factory inventata dal grande Battista «Pinin», che il figlio Sergio portò al massimo splendore, alla piena identificazione con il design del miracolo italiano.
Il suo tratto ha definito lo stile di quell'epoca davvero intramontabile, trasformando l'automobile in oggetto del desiderio, simbolo di avanzamento sociale e di life style, a cominciare dalla scritta, assolutamente modernista, piazzata in bella vista sulle fiancate dei suoi modelli.
Alcune di queste vetture hanno regalato un sogno nel Bel Paese del boom, a cominciare dalla Lancia Aurelia B24, guidata da Vittorio Gassman nel film di Dino Risi «Il sorpasso», e poi la splendida Duetto che ha fatto impazzire gli americani. Oltre all'Alfa Romeo (come non ricordare la Brera, tra le macchine più belle uscite nell'ultimo decennio), Pininfarina ha impreziosito con il suo design diversi modelli di Lancia, trasformando un marchio da paludato e serioso a brand elegante ed essenziale come un abito gessato: ecco l'Aurelia B24 e la Flaminia anche in versione coupé. Persino un'auto più economica come la Fiat 124 è stata miracolata nel modello Spider, diventato un oggetto di culto.
Il traguardo inarrivabile, se non per pochi, si chiamava Ferrari Testarossa, un nome già di per sé leggendario, uscita negli anni '80 a suggellare il nuovo, ultimo, trionfo del Made in Italy. Ma Pininfarina ha firmato altri capolavori per Maranello: la Dino 246 GT dedicata dal Drake al giovane figlio scomparso, la «Ferrari Enzo» simile più a un aereo che a una vettura, la meravigliosa F40. Nel 1991 ha ricevuto il titolo di miglior designer automobilistico al mondo e in questi giorni una mostra a Londra presso l'Istituto di Cultura italiano ne celebra le invenzioni aldilà delle quattro ruote: il dispenser di bevande Free Style, la macchina del caffè Lavazza, il casco jet, gli scarponi da sci Lange Fluid, le valige Bric's, la bike cardiofitness Panatta Sport, il tavolo allungabile Caligaris Orbital e ancora diverse grafiche per lo Juventus Stadium, di hotel e appartamenti di lusso. Orgogliosamente torinese, l'oggetto che più gli stava a cuore era la Torcia Olimpica per i giochi del 2006, simbolo della trasformazione della sua città, da ex-capitale fordista a luogo dell'innovazione, della tecnologia e dello stile.