«Per i suoi rapporti con Israele la sinistra vada dallo psicanalista»

Laura Cesaretti

da Roma

Un milione e mezzo di elettori, di questi tempi, fanno gola, e possono anche far paura. Un milione e mezzo: tanti sono, secondo gli analisti, i gay dichiarati che il 9 aprile andranno alle urne, e per alcune forze politiche il loro voto può fare la differenza.
Un sondaggio ha messo ieri in allarme la Quercia di Piero Fassino: in appena un mese i Ds sono precipitati di ben sei punti nelle preferenze dell’elettorato omosessuale italiano, che fa sapere di voler trasferire il proprio voto sulla Rosa nel Pugno, il nuovo battagliero soggetto politico nato dall’unione tra i radicali di Marco Pannella e i socialisti di Enrico Boselli. Tutta colpa dei compromessi e delle retromarce, come quella sui Pacs, cui l’alleanza con la cattolica Margherita costringe la sinistra dell’Unione: la radicale Emma Bonino fu l’unica ad abbandonare sbattendo la porta il tavolo del programma della coalizione prodiana dopo che era prevalsa la linea rutelliana del «no» al riconoscimento delle coppie di fatto. E gli elettori omosessuali se ne sono accorti, eccome: secondo il rilevamento mensile del sito www.gay.it, compiuto su un campione significativo di 12mila utenti, il travaso tra Rosa e Quercia è diretto e assai significativo. E per il partito di Fassino è un nuovo campanello d’allarme che suona, a segnalare che la lista radical-socialista può insidiare molti segmenti di elettorato diessino deluso.
Che la preoccupazione ci sia lo dimostrano le reazioni irritate di alcuni esponenti del Botteghino, a cominciare da Franco Grillini che stigmatizza come «ingeneroso» lo spostamento di voti gay dalla Quercia e addita l’alleato Rutelli come unico colpevole dell’assenza dei Pacs dal programma prodiano: «I Ds sono stati individuati da questo campione come responsabili di un cattivo compromesso, mentre invece le responsabilità sono tutte quante della Margherita».
Le cifre del sondaggio di gay.it però parlano chiaro: l’Unione mantiene il 72% delle preferenze, ma al suo interno la Rosa nel Pugno diventa il primo partito col 23% dei voti. A farne le spese sono soprattutto i Ds, che rispetto al mese scorso perdono 6 punti percentuali, scendendo dal 27% al 21%. In lieve calo anche Rifondazione (dal 14% al 13%) e i Verdi (dall’8% al 6%). Bocciata ovviamente la Margherita (solo il 3%), ma anche i paleocomunisti di Diliberto, fan della dittatura castrista di Cuba dove i gay finiscono dritti in galera. Quanto alla Cdl, i gay premiano Berlusconi: Forza Italia passa dall’11% al 13%, mentre An mantiene il suo 10%. «Il sorprendente risultato ottenuto dalla Rosa nel Pugno – spiega Giulio Maria Corbelli, direttore dei contenuti di gay.it – fa seguito alle polemiche sulla mancata inclusione dei Pacs nel programma dell’Unione. La posizione chiara di Radicali e Socialisti a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso ha evidentemente conquistato molti voti di gay e lesbiche, delusi dal compromesso raggiunto ed accettato soprattutto dai Ds». Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, ringrazia soddisfatto: «Onoreremo questa fiducia: per noi la battaglia sui Pacs è irrinunciabile, e fino all'ultimo ci batteremo perché l'Unione non sia timida e superi le ambiguità e le incertezze», annuncia. Ma il ds Marco Filippeschi è a dir poco infuriato: si dice «sorpreso» per il sondaggio, e accusa la Rosa di non aver partecipato alle «battaglie scomode» dei Ds a favore dei gay: «Non ho mai trovato al nostro fianco i radicali di solito, invece, schierati con la destra o contro l'Ulivo. Mi pare davvero difficile che ora molti si lascino convincere solo da qualche comodo distinguo di Pannella». Ma intanto a Fassino tocca inseguire, spiegando che certo i Ds «avrebbero preferito un impegno forte sui Pacs», e promettendo che la prossima volta la Quercia si «farà valere».