I suoi sponsor siamo noi. E niente scherzi

T anto per cominciare il nome e il cognome. Un bel Giorgio Rocca, roba nostrana, «del territorio» scriverebbero quelli che si occupano di vini e cibi. Come Alberto Tomba, per intenderci. Dopo certe pronunce da sturmtruppen che facevano sanguinare le gengive, Giorgio Rocca non induce all’errore ma alla tentazione sì. Tentazione di trionfi, medaglia, podio, sventolio di tricolore, ringraziamenti presidenziali, da qui a un mese, giochi di Torino. Non quelli della Juventus, ormai scontati, ma quelli più eccitanti dell’Olimpiade d’inverno.
All’ora del caffè o digestivo, in una domenica di luce biancastra, con qualche traccia tristissima di panettone o bagordo festaiolo, nell’attesa vana di un gol di Adriano o di Totti, ecco che i televisori erano già pronti e caldi, pure loro. Adelboden è una di quelle cose che ti fanno venire subito in mente la montagna, la cioccolata calda, il dado da brodo, i campanacci, la Svizzera insomma. Rocca era bello accucciato alla partenza, si è poi inarcato, ha gonfiato il petto, è partito. Scendeva, dribblando i paletti come facciamo noi, evitando la folla, quando stiamo per perdere il treno. La neve sembrava friggere sotto gli sci e, insieme, mezza Italia mimava lo scodinzolio, spingeva sulle pantofole, si ingobbiva, tirando il fiato, spostando sbadatamente la tazzina, macchiando la tovaglia, creando sconcerto e insulti tra i parenti e affini, mentre le parole dei commentatori tivvù, quelli che pronti via sanno già come andrà a finire, non la beccavano mai anche stavolta.
Ultimissime porte, dove starà mai ’sto traguardo? Ecco l’arrivo, nuovo controllo del tempo, il trionfo, braccia al cielo, gli italiani tutti, da Trepalle a Favignana con lui, a distanza, il tinello trasformato in baita. Il marziano di Coira, la Svizzera di cui sopra, traslocato a Livigno, la Valtellina della migliore bresaola di ogni dove, ha smentito la storia che l’Epifania tutte le feste si porta via. Supplementari dal 10 febbraio in Piemonte. E niente scherzi.