Con i tacchetti ai piedi siamo tutti un po’ Puponi

Questa non è una difesa di Totti, anzi: il Pupone (ancora una volta) ha dimostrato la differenza che c’è tra l’educazione sportiva e l’appartenere a un calcio da viziati, viziati dagli arbitri soprattutto. Però c’è qualcosa che fa pensare e cioè le decine, centinaia, migliaia di partite che ogni settimana si disputano sui campi di calcio e di calcetto di tutta Italia. Domanda: ci siete mai stati? Qui non si tratta in pratica di fare l’elogio al «vaffa», pratica sicuramente sbagliata se si tratta di giudicare una partita di pallone come esempio per i più giovani. Ma se si va un po’ più in là, se ci si aggrappa ai recinti dei centri sportivi della domenica, se si entra in campo tacchetti ai piedi sognando una giornata da campione, ecco: forse siamo tutti un po’ Totti.
Fidatevi: una partita di pallone - da quella della Cialtron League alla sfida per lo scudetto - è un’esplosione di ormoni e neuroni che saprebbe produrre una bomba atomica. Nessuno sa perché, ed è difficile spiegarlo alle nostre madri, alle nostre fidanzate, alle nostre mogli, incapaci di capire perché un uomo sano di mente dovrebbe trasformarsi in una specie di orango ululante ogni volta che vede un pallone che rotola. Però accade. E diciamo allora che giudicare Totti seduti in poltrona è uno sport troppo facile. Proviamo insomma - la prossima volta che saremo tacchetti ai piedi - a pensare a quanto successo in Udinese-Roma mentre un «vaffa» sgorgherà spontaneo al primo contrasto. A quel punto, arrapati dal pallone e vestiti in mutandoni, sapremo che l’arbitro ha sicuramente sbagliato. Ma non Rizzoli: quello della nostra partita.