I talebani in agguato attorno a Kabul

Terroristi pronti a colpire nelle valli che circondano la capitale afghana. Tra le montagne i "santuari" dei guerriglieri. Una lunga scia di morte

Il Cairo - "Dove si nascondono i Taleban? Qui, qui e qui ", aveva risposto senza esitazione un poliziotto afghano, indicando le montagne intorno alla bucolica valle a pochi chilometri da Kabul, dove gli italiani sono impegnati da cinque anni nell'ambito della forza di sicurezza internazionale dell'Isaf in Afghanistan. Non c'é nulla di minaccioso in queste splendide valli, fra montagne spoglie, con una natura incontaminata e un cielo blu turchese, che affascinano gli alpini italiani.

Niente nei poverissimi villaggi di case di fango e paglia, senza elettricità o acqua, a soli venti chilometri da Kabul, nella valle di Musahi o in quella di Paghman, fa trapelare un pericolo. Eppure, c'é e molto reale, come ha dimostrato l'attentato suicida di oggi, nel quale un italiano e sei civili afghani sono morti, fra cui quattro bambini, e tre italiani sono rimasti feriti, durante una cerimonia per l'inauguraione di un ponte. Quattro alpini sono deceduti negli ultimi due anni nell'area di Musahi, a Sud Est di Kabul, e uno è stato ferito a inizio settembre su un ponte, appena costruito con 150 mila euro di aiuti italiani.

E il 5 ottobre, una Fob (Forward operational base, base operativa avanzata) di sostegno a un posto di polizia afghano è stata attaccata da sette uomini con razzi Rpg e armi leggere. Hanno sparato, di sera, e si sono dileguati alla risposta degli italiani. Taleban? Uomini di Gulbuddin Hekmatyar, l'ex premier e signore della guerra, ora ricercato come terrorista, che in questa regione di Char Asiab aveva la sua base? Erano gli italiani l'obiettivo o gli afghani? Non si sa.

Ma una cosa è certa: a pochi chilometri da Kabul, gli insorti sono presenti e attivi, probabilmente nascosti tra una popolazione compiacente o intimorita, forse protetti dalla polizia. Per arrivare dalla capitale alle valli di Musahi o Paghman, ci vorrebbe un'ora e mezza di strada diretta, che è meglio evitare per motivi di sicurezza. Pattuglie italiane, del V reggimento alpini al comando del colonnello Alfonso Massimo De Fonzo arrivato ad agosto per il turno di sei mesi, vanno sovente in perlustrazione.

La popolazione si sente rassicurata dalla loro presenza. Apprezza l'aiuto degli italiani. 1,5 milioni di euro sono stati stanziati dal ministero della Difesa per il 2007 per quest'area. A ottobre, per fare un pattugliamento nella zona, il convoglio è dovuto partire all'alba dalla base Invicta, alla periferia di Kabul, dove ha sede il contingente Italfor XVI, circa 900 uomini. Con scorta e avanguardia che verificava l'assenza di ordigni esplosivi, per strade secondiarie, per lo più sterrate, ci ha messo tre ore per arrivare al villaggio di Shatut, a 14 chilometri da Kabul.

Qui gli italiani hanno costruito una scuola per 130 mila euro. Sono tre classi, per 100 bambini in due turni. Il villaggio, che mai i sovietici riuscirono a conquistare, ha 300 abitanti. Subito dopo Shatut, su una collina che domina la valle di Lalander - "E' la mia preferita!", diceva con entusiasmo un alpino - ci sono ancora le rovine di una postazione dei mujaheddin, i combattenti contro l'invasione sovietica. Una volta, dalla città si venivano a fare i picnic, lungo il ruscello, sotto gli alberi di meli. Da Lalander ora transitano i Taleban provenienti dalla provincia di Logar, forse dal Pakistan. Da qui possono aggirare il 'Kep Indigo', un posto di blocco all'ingresso di Kabul, e penetrare nella capitale. Una situazione di pericolo in cui la polizia afghana non sembra essere di grande aiuto.

Nella valle di Musahi, l'ufficio di polizia è arroccato su una collina ad almeno tre chilometri dal villaggio. Gli agenti, pagati l'equivalente di 50 dollari al mese, sono poco motivati, presi di mira dagli attentati, corrotti e inefficienti. Gli attentati suicida, un fenomeno nuovo in Afghanistan, sono in drastico aumento. Da gennaio ci sono stati 130 attentati che hanno provocato almeno duecento morti, per l'80 per cento civili. Secondo un recente rapporto dell'Onu, molti degli attentatori non sono afghani.