I talebani aumentano gli attacchi e nei villaggi tornano gli inquisitori

Agli attentati quotidiani che mietono soprattutto vittime civili si aggiungono i «tutori della virtù» ricomparsi a combattere alcol, pornografia e atti immorali

da Kabul

Esattamente dieci anni fa, il 28 settembre 1996, le milizie talebane conquistarono Kabul, segregarono le donne, misero a tacere poeti e musicisti e proibirono il volo agli aquiloni in tutto l’Afghanistan per cinque lunghissimi anni, fino al crollo del regime sotto le bombe degli Alleati dopo l’attacco dell’11 settembre 2001. Oggi, sono tornati a seminare terrore con i loro inquisitori e, soprattutto, con attentati che ogni giorno uccidono afghani e stranieri, soldati e bambini.
Nei pressi di Khost, nel Sud Est, una volta roccaforte della legione araba del capo di al Qaida Osama bin Laden, i tutori della virtù e censori del vizio sono ricomparsi a combattere alcol e pornografia, atti immorali e comportamenti ritenuti inadeguati, così come previsto dal nuovo apposito Dipartimento, di pessima memoria Taleban, che il governo di Hamid Karzai ha minacciato a luglio di voler reinstaurare.
Il viceministro per il Pellegrinaggio alla Mecca e gli Affari religiosi Sulaiman Hamed ha cercato a suo tempo di placare i timori dei 25-27 milioni di afghani: «Si limiterà a fare sermoni e incoraggiare la gente sulla giusta strada», aveva detto del dipartimento, pressato dalle proteste di organizzazioni per i diritti umani, che ricordano le violenze della milizia dello stesso ministero ai tempi degli studenti di teologia coranica.
La commissione locale di Khost, ieri al suo primo giorno di lavoro ha fatto strappare manifesti pubblicitari di una palestra che ritraevano culturisti in abiti succinti e ha arrestato alcuni venditori di alcol e di materiale pornografico. Se a Mazar-i-Sharif, nel Nord kirghizo, le bambine possono andare a scuola di musica, nel Sud di etnia pashtun le scuole femminili e gli insegnanti sono obiettivo di attentati. Secondo Human Rights Watch dal gennaio 2005 ci sono stati 204 attacchi. Nella caotica e inquinata Kabul, dove risuonano a tutto volume musiche tradizionali o rap, anche il digiuno del Ramadan è una scelta, ma nelle campagne i talebani dettano legge.
E mentre lo spettro degli «inquisitori» si aggira nei villaggi, il terrorismo continua a colpire: due volte in due giorni contro i soldati italiani. Ma sono i civili le principali vittime di un conflitto che invece di scemare, cresce nel Paese asiatico, da 27 anni in balia della guerra. Oltre ai circa 140 soldati stranieri uccisi da gennaio, centinaia di afghani sono morti nella furia di integralisti, talebani, membri di al Qaida e miliziani dell’ex signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar.
Oggi, i ministri della Difesa della Nato si incontrano in Slovenia per discutere di Afghanistan. La Nato si trova in un conflitto dall’esito incerto. I 22mila uomini a disposizione della missione Isaf più i 20mila americani non sembrano sufficienti a controllare il territorio e dare assistenza allo sviluppo. Analisti ritengono essenziale che i talebani - che registrano 2mila morti dall’inizio dell’anno - siano combattuti ora, prima che si rafforzino approfittando della tregua invernale.