I talebani lanciano i kamikaze Massacro nel centro di Kabul

Scatta un’offensiva coordinata con uomini bomba A Kandahar uccisi tre soldati Nato

I talebani stanno scatenando un’offensiva di attacchi kamikaze, che ieri ha colpito Kabul con uno dei più gravi attentati dal crollo del regime integralista di mullah Mohammed Omar nel 2001. Almeno 24 persone, in gran parte ufficiali della polizia afghana, sono state uccise da un terrorista suicida. Le prime stime parlavano di 35 vittime, compresi i civili che passavano per caso accanto all’autobus del ministero degli Interni saltato in aria. Almeno sei corpi erano talmente smembrati dall’esplosione che risultava impossibile il riconoscimento e il conteggio esatto delle vittime. I feriti, secondo le ultime informazioni, sarebbero 46, compresi cinque istruttori stranieri degli agenti afghani.
L’attacco terroristico è avvenuto alle 8 e 10 del mattino, ora locale, di fronte al quartier generale della polizia a Kabul. Come ogni mattina la zona era intasata dal traffico e un autobus zeppo di ufficiali, oltre a cinque istruttori stranieri, si stava avviando verso le diverse destinazioni degli agenti. Alcuni testimoni hanno notato il terrorista suicida, che indossava abiti militari, salire a bordo, mentre le porte si stavano chiudendo. Il kamikaze ha avuto un alterco con l’autista, che probabilmente gli intimava di scendere, senza essersi accorto che si trattava di un terrorista. Pochi attimi dopo l’autobus è saltato in aria trasformandosi «in una palla di fuoco e polvere» ha raccontato Wali Mohammed, che stava guidando la sua automobile dietro al mezzo della polizia. La scena ricordava da vicino il mattatoio di Bagdad, con l’autobus ridotto a un tizzone annerito, pozze di sangue e brandelli di carne umana dappertutto. Anche i passanti sono stati investiti dall’esplosione e inizialmente si pensava che gli istruttori stranieri fossero morti, invece sarebbero solo feriti. Si tratta di due giapponesi, un sudcoreano e due pachistani. Non a caso l’attacco è avvenuto il giorno in cui era previsto il passaggio di consegne dalla missione tedesca di addestramento degli agenti afghani a Eupol, quella europea. Il presidente afghano Hamid Karzai, condannando l’attentato, ha sottolineato che «i terroristi volevano bloccare la formazione di una polizia con standard occidentali, ma non ci riusciranno».
I talebani hanno quasi subito rivendicato l’attentato, anche se inizialmente parlavano di un congegno esplosivo o di un’autobomba. Poi si sono corretti indicando anche il nome del kamikaze, Abdul Rahman, residente a Char Asiab, uno dei distretti di Kabul, dove vivono molti pasthun fedeli a Gulbuddin Hekmatyar, uno dei signori della guerra afghani, alleati dei talebani e di Al Qaida. «È stato un attacco suicida di grande successo. Abbiamo piani per portarne a termine altri del genere in futuro», ha dichiarato mullah Hayatullah Khan, uno dei comandanti talebani più loquaci negli ultimi tempi.
L’attentato suicida più grave a Kabul era avvenuto nel 2002 con 26 morti, ma il problema è che negli ultimi giorni i talebani hanno lanciato un’offensiva coordinata di kamikaze in diverse parti del paese, che aveva già provocato 14 morti. Dal 15 giugno sono stati registrati cinque attacchi suicidi, compreso un kamikaze bloccato all’ultimo momento a Kandahar. Due giorni fa, nella capitale, è stato attaccato un convoglio americano con una macchina minata e i soldati hanno aperto il fuoco uccidendo un civile. Ieri tre soldati della Nato e il loro interprete afghano sono stati uccisi, nei dintorni di Kandahar, da una trappola esplosiva sempre più micidiale e simile a quelle irachene.
L’ambasciata italiana ha invitato i connazionali a «limitare gli spostamenti a Kabul». L’intelligence della Nato segnala che altri attacchi suicidi sono possibili nelle prossime 48 ore. Nella provincia di Herat, sotto comando italiano nell’Afghanistan occidentale, i talebani hanno attaccato un posto di frontiera con l’Iran. Due agenti e otto fondamentalisti sono rimasti uccisi, mentre è calato il silenzio sull’annunciata scarcerazione di Rahmatullah Hanefi, il mediatore di Emergency arrestato dai servizi segreti afghani, dopo la liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo.