I talebani ora prendono di mira la zona affidata ai soldati italiani

Le milizie islamiche attaccano nella provincia di Farah proprio quando nel nostro Paese si rimette in discussione la missione in Afghanistan

I talebani attaccano in una delle province sotto comando italiano nell’Afghanistan occidentale, i signori della droga si oppongono violentemente allo sradicamento delle coltivazioni dell’oppio e a Herat una manifestazione di protesta provoca due morti. Alla vigilia del dibattito parlamentare sulla missione italiana, non è rosea la situazione nel settore di Herat dove sono impegnati circa 800 nostri soldati.
Lunedì scorso almeno trecento talebani hanno occupato per qualche ora il capoluogo del distretto di Bakwa, nella provincia di Farah, sotto comando italiano. Il distretto assieme ad altri della provincia più meridionale, delle quattro controllate dal generale Antonio Satta dal suo quartier generale a Herat, registra da mesi ripetuti scontri e attentati. Lunedì le forze ostili sembrano aver fatto una specie di “test”. Dopo aver conquistato Bakwa si sono ritirate portandosi via alcuni mezzi della polizia afghana. Durante la notte le forze di sicurezza afghane si sono organizzate e hanno ripreso il controllo della città. Da Herat fonti militari italiane tendono a gettare acqua sul fuoco. «Non ci sembra che la situazione si stia riscaldando più di tanto – spiega a Il Giornale un ufficiale –. Si è trattato di un episodio e tale rimane».
In realtà la situazione è ben più complessa. Nella vicina provincia di Helmand, dove si è combattuto aspramente lo scorso anno, i talebani hanno rioccupato la cittadina di Musa Qala. Un accordo con le truppe britanniche, garantito dagli anziani della zona, aveva fatto ritirare sia i fondamentalisti che i soldati della Nato. La tregua si è volatilizzata e ben presto Musa Qala andrà riconquistata, con le buone o le cattive. Secondo rapporti di intelligence si teme che nel caso scoppi la battaglia «le infiltrazioni talebane si possano spostare da Helmand alla provincia di Farah e Ghor (ambedue sotto comando italiano) vicine a Musa Qala».
Le forze ostili non sono composte solo da talebani, ma pure da bande assoldate dai signori dell’oppio che spesso si alleano con i fondamentalisti contro il governo che vuole sradicare le piantagioni di papavero. Nelle ultime 48 ore sono stati uccisi quattro agenti, sempre nella provincia di Farah, che rientravano da un’operazione antidroga. Anche nella provincia di Ghor ci sono stati disordini mentre la polizia cercava di distruggere alcuni campi di papavero.
A Herat, invece, la tensione si è alzata a causa di alcune restrizioni imposte dal governatore ai guidatori dei mini taxi a tre ruote, che affollano le strade afghane. Un poliziotto e un manifestante sono morti durante la protesta dei taxisti. Il generale Satta ha a disposizione una Forza di rapido intervento composta da una compagnia spagnola e una italiana. Inoltre circa un centinaio di uomini dei corpi speciali sono sempre pronti a venire mobilitati nelle aree calde. Alcuni elicotteri spagnoli e tre CH-47 italiani, adatti al trasporto truppe, servono per impiegare rapidamente la forza di reazione nel vasto settore occidentale di nostra competenza. Nonostante in settembre e dicembre abbiamo partecipato e coordinato operazioni antitalebane, non si può dire che i nostri soldati combattono a causa della fibrillazione politica sulla missione in Afghanistan.
Ieri il governo britannico ha duramente attaccato gli alleati della Nato durante un intervento del sottosegretario agli Esteri, Kim Howells, alla Camera dei Comuni. Riferendosi alla crisi afghana ha detto che se gli alleati (riferendosi anche all’Italia) capissero l’importanza della posta in gioco «sarebbero di gran lunga più disponibili a inviare truppe e mezzi nel sud dove si sta combattendo la vera battaglia». Infine è arrivata la stoccata: «So di Paesi che hanno elicotteri che potrebbero benissimo essere parcheggiati nei principali aeroporti europei, visto il contributo che stanno dando in alcune regioni dell'Afghanistan». Il riferimento è agli elicotteri tedeschi a Kunduz, nel nord del paese e a quelli italiani e spagnoli a Herat e Kabul.