I tank sulla Piazza Rossa fanno danni per 40 milioni

Mosca. Per la prima volta dalla fine dell’Unione Sovietica, la piazza Rossa torna a essere la piazza della fierezza militare russa. Per il 63º anniversario della vittoria sulla Germania nazista, grande sfilata di oltre 100 unità fra cingolati, mezzi blindati, bombardieri strategici di ultima generazione. Ospite d’onore il nuovo missile balistico intercontinentale Topol-M: capace di lanciare testate nucleari, è lungo 22 metri, pesa 97 tonnellate e ha una gittata di 11mila chilometri. Può cioè raggiungere qualunque punto degli Stati Uniti. Il missile è il fiore all’occhiello delle forze russe e il suo peso, oltre a incidere sui fondi destinati alla difesa - circa 30 miliardi di dollari, il 20% di più rispetto allo scorso anno - ha inciso pure sul manto stradale della città e della piazza Rossa: secondo l’amministrazione comunale, i costi per rafforzare le strade e per ripararle nei prossimi giorni sarebbero di 40 milioni di euro. La parata - la prima di fatto della Federazione russa - è stata tutta in stile sovietico: cerimonia d’apertura con la rassegna delle truppe del ministro della Difesa a bordo della Chaika, limousine d’epoca; il silenzio rotto dal grido dei militari - ottomila in tutto - con tre urrà; l’inno russo eseguito in apertura. Moltissimi i veterani e tanti gli stendardi e le bandiere storiche rosse con falce e martello, in alcuni casi anche con ritratti di Lenin. Unica differenza dall’epoca sovietica è stata la bandiera russa che nascondeva il mausoleo di Lenin, alla cui sommità in età sovietica stavano i dirigenti. Ieri invece Medvedev, Putin e altre autorità erano su una tribuna a parte. Le celebrazioni della vittoria di quella che fu per l’Unione Sovietica la Guerra patriottica sono la prima occasione ufficiale di Medvedev in veste di presidente della Federazione e capo delle forze armate e di Putin quale suo premier. Nel suo discorso Medvedev ha parlato di conflitti che «non nascono da soli, ma sono istigati da irresponsabili ambizioni. Si deve contrastare ogni tentativo di rinfocolare odi etnici o religiosi e le intenzioni di interferire in affari interni di altri Stati, e di rivedere le frontiere». Chiare allusioni, queste, alla Nato e agli Usa per il Kosovo, l’Irak e l’appoggio alle aspirazioni atlantiche delle ex repubbliche sovietiche di Ucraina e Georgia.