I Tarocchi si animano ai parchi di Nervi

Può capitare che, passeggiando di notte nel parco, qualcuno ti scippi la borsetta, che so, magari un diavolo pasticcione, puzzolente di bruciaticcio e camuffato da albero; o di trovarsi a tu per tu con la morte, una morte spaventosa (si fa per dire) che sogna di diventare una dolce fatina e che invece è destinata a giocare un'interminabile partita a scacchi con Kasparov. O ancora di assistere ai deliri di una Temperanza senza alcun senso della misura. Insomma, c'è sempre da guardarsi alle spalle. Tutto questo succede ai Parchi di Nervi, ogni sera (esclusa la domenica) fino al 19 luglio, «per colpa» del Teatro della Tosse, che con il suo «Mistero dei Tarocchi» - spettacolo di Tonino Conte e Gian Piero Alloisio (che debuttò a Forte Sperone nel 1990) - trascina migliaia di persone nelle grinfie dei ventidue Arcani sparpagliati tra lecci e palme secolari, tra gracidar di rane e scoiattoli curiosi. Molto divertente questo percorso «semi-guidato» in pieno stile «tossiano», che dopo una breve illustrazione del primo Tarocco, il Bagatto (Enrico Campanati), affida gli ignari fruitori al proprio destino, lasciando libera facoltà di scelta delle postazioni da visitare: persone che si lasciano a un bivio, che si ritrovano davanti al Matto salterino (Nicholas Brandon), che si perdono nell'intricato labirinto dei suoni e delle voci (oltreché della folta vegetazione) e che si fermano infine ad ammirare sul grande prato dell'Appeso (di nuovo Alloisio, autore anche della canzone finale) il ballo festoso di tutti i Tarocchi riuniti. E attenzione: si avvertono i visitatori che è obbligatorio conservare rigorosamente i tarocchi ricevuti da ogni singolo Arcano (neanche da dire, opera di Lele Luzzati), pena l'interruzione del corso del proprio destino, oltre ai rimproveri di un Bagatto un po' cialtrone sempre alle calcagna di chi si distrae o si ferma a riposare. Serata coinvolgente, bravissimi i protagonisti, a partire naturalmente dagli attori storici della Compagnia: oltre a Campanati e Brandon, un simpaticissimo Bruno Cereseto, il Carro, con il suo monologo in stretto genovese; Alberto Bergamini, l'Eremita, che di punto in bianco prende a bastonate gli incauti visitatori; Mario Marchi, il Papa (oltre che papà della Tosse, avendolo fondato insieme a Luzzati, Conte e Myria Selva), rassegnato collega senza microfoni del Pontefice romano.