I tartassati da Equitalia Schiacciati da interessi e ansia di perdere tutto

<div>Le storie degli italiani nelle grinfie dell’agenzia. Non evasori, ma cittadini in arretrato coi pagamenti</div>

RomaEquitalia, un nome un incubo. Chi non ha mai ricevuto una di quelle buste (quelle sì mortali) dette «cartelle esattoriali», venti pagine di cui non si capisce nulla se non che vogliono dei soldi, non sa che fortuna ha avuto. Provi a chiederlo ai milioni di italiani caduti nelle forche caudine dell’agenzia di riscossione del dott. Befera, una specie di polizia fiscale modello Ddr. Col decreto Monti qualcosa cambia, ma pochissimo e non prima del 2014. Lo vediamo subito, ma prima facciamo un passo dentro gli incubi vissuti da famiglie, imprenditori, negozianti, cioè non evasori ma lavoratori e contribuenti in arretrato con qualche pagamento, di solito contestato (ma qui ovviamente l’onere della prova è invertito, Equitalia ti chiede i soldi e sei tu che devi dimostrare, magari a otto anni di distanza, che non è vero, che si sbagliano, che hai ragione tu, e valli a trovare i documenti, nel frattempo che l’interesse di mora sale spaventosamente...).

Il signor Giuseppe De Vecchi, che ha scritto qui al Giornale, un imprenditore di Milano, trent’anni di attività, per sei anni ha mandato lettere all’Inps per contestare dei contributi senza mai ottenere una risposta. Finché un giorno Equitalia, senza preavviso, gli ha ipotecato la casa. Lo Stato non paga mai, o lo fa con ritardi intollerabili (chiedete alle aziende a cui deve ancora 90 miliardi), ma se ritardi tu sei rovinato. La signora Maria Rita Mura, sassarese e titolare di una ditta, la Sarda Semafori Snc, ha rateizzato l’Iva e ha ritardato un pagamento di un giorno, un solo giorno. Subito è entrata in scena la terrificante Equitalia. «Mi hanno trattata peggio di un evasore» racconta ancora sotto shock al cronista di Sassari Notizie. Perché? Perché per quelle 24 ore di ritardo le hanno fatto pagare in più 9mila euro! Incredibile ma tragicamente vero. A Genova una famiglia con tre bambini si è vista mettere l’appartamento all’asta per un debito di 15mila euro. A una signora di Roma (fonte Associazione Noi Consumatori), per una cartella esattoriale di 50 euro (multa) Equitalia ha disposto il fermo amministrativo dell’auto. L’auto ti serve per lavorare? Te la bloccano lo stesso. Al signor Nunzio, che fa l’autista da una trentina d’anni, è capitato di prendere un po’ di multe. «Il mio titolare non le ha pagate e l’importo dovuto a Equitalia è cresciuto fino a 19.500 euro» racconta a Lettera43. Ma questo non sarebbe nulla, il fatto è che Equitalia gli ha pignorato la casa, l’ha messa all’asta e l’ha venduta senza nemmeno fargli una telefonata. Lui l’ha scoperto quando ha bussato l’ufficiale giudiziario con carabineri e i nuovi proprietari. Bello no? Il fermo amministrativo di mezzi, anche da lavoro, riguarderebbe - dice il sito Agoravox - oltre 6 milioni di autoveicoli. Se poi si viene beccati a guidare nonostante il fermo, non importa che si debba lavorare, fanno 2.500 euro di multa immediata. Oppure, a scelta, un’altra cartella. Un girone infernale.

Il motto di Equitalia è «Per un Paese più giusto». Sarà, ma Francesco, 46 anni, licenziato, bimba a carico, «s’è visto ipotecare il mini-appartamento per non aver pagato il canone Rai», racconta Elena Polidori nel suo Resistere a Equitalia (Aliberti editore). Altra storia da ghiacciare il sangue è quella di Mauro Bordis, 58 anni, artigiano e restauratore di Moncalieri. Per 6mila euro gli hanno ipotecato casa e tolto i fidi. «Le case non si toccano – singhiozzava il poveretto - non si può fare ammalare così la gente». È morto d’infarto poco dopo, lottando con le scartoffie di Equitalia. «Un caso fra migliaia, storie di piccoli imprenditori che non hanno evaso il Fisco - scrive la Polidori - ma che la crisi ha messo nelle condizioni di non riuscire a pagare subito i debiti con lo Stato». Hanno mandato una preavviso di ganasce persino a una onlus torinese che si occupa di malati di cancro, per 3mila euro di debito per tasse rifiuti...

Qualcosina è cambiata, ma pochissimo, il Salva-Italia non salva certo gli italiani da Equitalia. Il decreto Monti sostituisce l’interesse usuraio del 9% (lo spiega bene il quotidiano MF di ieri) con una cifra variabile che però non si capisce quant’è (pari al «rimborso dei costi fissi del bilancio Equitalia», quindi quanto per il tartassato? Boh). La rateizzazione del debito si potrà prorogare fino a 72 mesi «ma solo in caso di peggioramento della situazione economica», se stai come prima no. I pignoramenti continueranno, con la sola differenza che sarà il debitore a mettere in vendita la sua casa e non più Equitalia. Sai che sollievo. E poi il termine per rendere operative queste minuscole novità è il 31 dicembre 2013. Quindi c’è tempo fino al 2014 per continuare gli incubi sotto forma di cartella. Equitalia non dorme mai.

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