I tassisti: «Aboliamo il giallo è una trappola per far soldi»

I conducenti: «Fermarsi quando scatta? Si rischia il tamponamento e di perdere il cliente». I ghisa: «Sanzioni solo col rosso»

Quattro secondi scarsi che possono costare caro. Un leggero ritardo nel premere il pedale del freno, e la frittata è fatta. Accade ogni giorno, nella sola Milano, a molte persone; che pagheranno direttamente alle tasche di Palazzo Marino l’errore commesso in quei fatidici quattro secondi: questa infatti la durata media del giallo dei semafori, un brevissimo arco di tempo diventato però ormai la croce degli automobilisti, combattuti, al momento del passaggio dal verde al giallo, se seguire il proprio istinto, e arrivare un po’ prima a casa, o fermarsi ligi all’incrocio. Subendo spesso le sdegnate reazioni di quanti li seguono in coda. I tassisti milanesi chiedono addirittura di abolirlo perché è «una trappola per dare multe». Dice Franco, conducente milanese, in attesa di un cliente in stazione Centrale: «Ma lo sanno in Comune cosa vuol dire guidare per Milano? Se io mi fermassi al preciso scattare del giallo, sarei tamponato almeno tre volte al giorno. Senza contare che perderei di certo il cliente. Così ne approfittano per darci le multe».
«Le sanzioni per il passaggio col semaforo rosso - dichiara Roberto Miglio, delegato sindacale dei ghisa - sono una minima parte delle contravvenzioni rilevate con le telecamere. Va sottolineato che le multe non arrivano per il passaggio col giallo, ma solo col rosso». Certo è però che spesso, causa la congestione del traffico nelle ore di punta, quello che all’imbocco dell’incrocio è un transito col giallo, può facilmente tramutarsi alla fine in un passaggio col rosso.
«Ormai che possiamo fare - commenta sconsolato Giulio, ventiquattrenne studente del Politecnico, che con la macchina raggiunge ogni giorno da Abbiategrasso la sede della facoltà di Ingegneria meccanica -, se uno si ferma al giallo si becca le strombazzate, quando non veri e propri insulti, da quelli che gli stanno dietro; e se invece avanza, rischia la multa».
Il «giallo del giallo», come qualcuno ha già ribattezzato il caso del semaforo truccato di Segrate, in questi giorni al centro di roventi polemiche, ha reso il guidare a Milano un’attività ancor più stressante e buttato un’ombra di sospetto su tutto il sistema di video-controllo che fa di Milano, a braccetto con Londra, la città più sorvegliata d’Europa. Non manca tuttavia chi approva l’utilizzo degli occhi elettronici come strumento per beccare chi sgarra al volante. «Se c’è una regola - dichiara Marta, medico specializzando all’ospedale di Monza - deve essere rispettata. Al giallo ci si deve fermare, punto e basta. Sono stufa di vedere, quando scatta il verde nell’altro senso di marcia, tre o quattro automobili che occupano il centro dell’incrocio perché un attimo prima hanno fatto i furbi non fermandosi».
Molte più numerose invece le persone che vedono nell’utilizzo delle telecamere soltanto l’ultima trovata per estorcere denaro ai cittadini: «Se il Comune deve fare cassa, improvvisamente aumentano le multe - suggerisce Antonio, pensionato, una vita passata nella zona di Lambrate -. Prima le facevano direttamente i vigili, ora ci pensano le telecamere. È cambiato il mezzo, ma il principio è lo stesso: quando a palazzo vanno a caccia di dané, l’automobilista è la preda ideale».