Dopo i tassisti, i farmacisti

Francesco Bisozzi

Dopo lo sciopero delle auto bianche adesso è la volta di Federfarma. In segno di protesta contro il decreto del ministro Pierluigi Bersani oggi la saracinesca delle farmacie private rimarrà abbassata per tutto il giorno. Suscita particolare scontento la proposta di liberalizzare la vendita dei «Sop» e degli «Otc», ovvero dei farmaci senza obbligo di prescrizione. Al fianco della categoria si è schierato il senatore Domenico Gramazio, capogruppo di An nella commissione Sanità: «Così tenderà a svilupparsi un consumo improprio. Anziché migliorare l’attuale distribuzione farmaceutica si è sconvolto il sistema per pagare la cambiale elettorale alle coop». Venerdì i farmacisti decideranno in assemblea quali altre azioni di lotta intraprendere. Ma il presidente dell’ordine dei farmacisti della provincia di Roma Emilio Croce si augura che il dialogo riprenda prima di allora.
Presidente non accade spesso che i farmacisti ricorrano allo sciopero. Cosa giustifica una misura tanto eccezionale?
L’ultima «serrata» risale a diverso tempo fa. Siamo consapevoli del carattere dirompente di questa iniziativa ma di fronte al decreto sulle liberalizzazioni, peraltro figlio dell’urgenza, non potevamo fare altrimenti. Le condizioni imposte rischiano di stravolgere il comparto farmaceutico. Sappiamo bene di dover operare qualche riforma, del resto le esigenze dell’utenza non sono più quelle di venti anni fa. Ma invece di preoccuparsi della salute dei cittadini il ministro Bersani promuove logiche di natura mercantile. Il suo decreto ha una rilevanza di tipo esclusivamente economico.
Quali conseguenze avrà a suo avviso la liberalizzazione della vendita dei farmaci di automedicazione?
Spostando il farmaco fuori dalla farmacia lo si accomuna a un bene di consumo qualsiasi finendo col banalizzarlo.
Quale futuro si profila per le farmacie di quartiere?
Se lo schema sarà quello usato altrove allora è probabile che le piccole realtà vengano schiacciate man mano. In questo modo la copertura del territorio rischia di non essere più garantita.
Un altro nodo da sciogliere riguarda l’obbligo della presenza di un farmacista negli esercizi autorizzati alla vendita dei «Sop» e degli «Otc».
Personalmente sono contrario. Una volta assunto all’interno di un ipermercato il farmacista diventerebbe un commesso come gli altri. Vendere sarebbe la sua unica preoccupazione. Un discorso del genere ne mortifica la professionalità. E lo stesso vale per la libertà di sconto sul prezzo dei farmaci.
Questo decreto prevede anche la possibilità di essere titolare di più farmacie.
Le cooperative torneranno uno strumento di gestione. Oltretutto, quando registreranno i generici per venderli al pubblico con il loro marchio stampato sopra inevitabilmente si creeranno dei conflitti d’interesse tra distribuzione e produzione.