I tassisti sfidano Veltroni e paralizzano la Capitale

Manifestazione a Roma per dire no all'aumento di 500 licenze proposto dal Campidoglio. Il Garante minaccia sanzioni: violate le normative sugli scioperi

Roma - Walter Veltroni getta una carta a sorpresa sul tavolo delle trattative tra Campidoglio e tassisti: 500 nuove licenze. La mossa fa saltare l’accordo (si discuteva di aumento delle tariffe, sconti e soppressione di alcuni supplementi) e scatena uno «sciopero» senza preavviso. Una manifestazione di massa che paralizza il centro storico della capitale. E affonda in un solo pomeriggio il «modello Roma» sulla liberalizzazione del servizio taxi. Uno slogan che aveva coniato lo stesso sindaco quando, dopo il decreto Bersani, aveva «domato» l’iniziale protesta dei tassisti siglando un protocollo d’intesa con alcune sigle sindacali di categoria, per quanto decisamente poco rappresentative.

Tra l’altro, tra le auto bianche che invadono a migliaia piazza Venezia, sostano in massa sotto le scale del Campidoglio e bloccano le vie di accesso alla zona, ci sono anche quelle che aderirono a quell’accordo. Uno schiaffo per il sindaco. I tassisti continuano a convergere verso la «maison Veltroni» e una volta lì spengono i motori in mezzo alla strada, mandando in tilt il traffico per ore, «imprigionando» automobili e mezzi pubblici e «pedonalizzando» l’area. Servizio sospeso, invece, agli aeroporti di Fiumicino e Ciampino e alla stazione Termini, dove le auto bianche sono scomparse appena si è diffusa la notizia della fumata nera.

La protesta coglie di sorpresa tutti. I vigili urbani chiudono al traffico alcune vie di accesso, deviando anche gli autobus, ma ormai migliaia di veicoli sono fermi in colonna su via delle Botteghe oscure, via dei Fori Imperiali e via del Teatro Marcello. Si scatenano le reazioni politiche, col centrodestra che difende le posizioni dei tassisti e critica la conduzione «ricattatoria» delle trattative da parte del Campidoglio, mentre la maggioranza replica con l’accusa di «soffiare sul fuoco».
Arriva anche una nota urgente della Commissione di garanzia sugli scioperi, che invita diciannove tra sigle sindacali e cooperative di tassisti a sospendere l’astensione dal servizio, contestando «mancato preavviso», «mancata assicurazione delle prestazioni indispensabili» e «mancata indicazione della durata e delle motivazioni» della protesta.

Veltroni, intanto, non molla sull’aumento delle licenze, anche se l’urgenza della misura è incomprensibile: un terzo delle 1.450 nuove licenze già approvate nei precedenti protocolli non è stata ancora assegnata. Il suo assessore alla Mobilità, Mauro Calamante, attacca i rappresentanti dei tassisti romani per aver abbandonato il tavolo e tiene duro: la proposta non cambierà. «Questa protesta così non può reggere, nella trattativa c’è stata tanta tolleranza, abbiamo raccolto molte delle richieste dei tassisti e abbiamo discusso molto. Ora faremo quello che ha detto il sindaco», taglia corto l’assessore. Unica concessione, l’«impegno» a non aumentare ancora le auto bianche: «Le 500 nuove licenze sarebbero l’ultimo adeguamento fino al 2011».

La rigidità dell’amministrazione viene attaccata dai rappresentanti delle organizzazioni di categoria, che in serata hanno incontrato il prefetto di Roma Carlo Mosca. «Il prendere o lasciare di Veltroni è inaccettabile», chiosa il presidente di Uritaxi Loreno Bittarelli. E Pietro Marinelli, responsabile taxi dell’Ugl, parla di «provocazione» del sindaco. Oggi, dopo la mediazione del prefetto, nuovo incontro tra Walter e i tassisti in rivolta. Per la «pace» sembra inevitabile un dietro-front sulle nuove licenze.