I «Teatri di Guerra» raccontati da Cenacchi

Teatri di guerra sulle Dolomiti (Oscar Storia Mondadori, pp. 262, euro 12,40) è uscito qualche mese fa ma abbiamo aspettato a parlarne: avremmo voluto interpellare lo stesso Giovanni Cenacchi, uno dei due autori, per una conversazione su letteratura, editoria e montagna, essendo stato lui in questi anni uno degli artefici del rinnovato interesse mondadoriano per la letteratura di settore, dalla fiction alla saggistica alla storia. Purtroppo Cenacchi non stava bene e il 17 agosto è scomparso a soli 43 anni a causa di un cancro che lo consumava già da tempo.
Nato a Cortina, trasferitosi a Bologna, collaboratore di Alp e della Rivista della Montagna, con numerose pubblicazioni all'attivo fra le quali I monti orfici di Dino Campana (ed. Polistampa, 2003) e il libro intervista a Lino Lacedelli K2, il prezzo della conquista (uscito nel 2004 e ripubblicato in questi giorni sempre negli Oscar Mondadori), Cenacchi in quest'ultima fatica (il libro è firmato a quattro mani con Mario Vianelli) propone qualcosa di più di una «Guida ai campi di battaglia» degli scontri avvenuti fra il 1915 e il 1917: certo, ci sono le mappe e le indicazioni precise per raggiungere i luoghi, ma soprattutto ci sono le schede di approfondimento sugli episodi chiave della guerra in Dolomiti, ci sono i brani di diario dei soldati, le note a margine degli autori e le fotografie in bianco e nero, capaci queste ultime di restituire tutto quello che è possibile restituire di una guerra in un libro («La guerra vera non comparirà mai nei libri», recita l'epigrafe al libro di Walt Whitman).
Particolarmente illuminante è l'introduzione di Cenacchi dove la riflessione storica si intreccia, inevitabilmente quando si ha a che fare con certi scenari paesaggistici, a quella estetica: «Bellezza e orrore-Siete al cospetto di un panorama dolomitico. Davanti a voi, guglie di roccia bianca, rossa, gialla e nera comunicano al cielo la loro leggerezza, come se la pietra potesse farsi slancio bizzarro e volatile fino a imitare le nubi, il vento. (...)Provate a chiudere gli occhi, lasciando che il quadro, il capolavoro, si fissi sulla retina. Provate a immaginare lo stesso panorama mentre... Il boato di uno shrapnel squarcia il cielo e una pioggia di piombo travolge una massa brulicante di soldati in corsa. (...)Il rosso del sangue non poteva che essere in accordo con quello delle rocce o in contrasto con quello del ghiaccio su cui s'era “accagliato”: che piaccia o no, che lo si voglia o no, anche questa retorica - proprio perché pienamente legittimata dalla storia - fonda una legittima estetica del paesaggio».