Per i tecnici della Camera i conti di Bersani non tornano

La sola abolizione delle ricariche telefoniche può comportare un buco nelle casse dello Stato per un miliardo di euro. Dubbi anche sull’efficacia dello sblocca-imprese

da Roma

Eccola la «lenzuolata» del ministro Bersani, rischia di mandare all’aria i conti del governo. E stavolta non è l’opposizione a dirlo, la denuncia è super partes, tecnica e documentata: viene dai competenti uffici di Montecitorio. Ben vengano le liberalizzazioni ma non così, è in sostanza il messaggio elaborato e ponderato dai funzionari del Servizio Bilancio della Camera. Occhio a non svuotare le casse dello Stato.
Tale giudizio è giunto dopo che il Servizio camerale ha passato al setaccio i 14 articoli del decreto sulle liberalizzazioni, suggerendo al governo di fare più di una verifica a dodici giorni dall’approdo in aula del provvedimento, previsto per il 27 febbraio. Dagli effetti sul gettito Iva derivanti dallo stop ai costi fissi delle ricariche dei cellulari (potrebbe costare 400 milioni e con il buco che si creerebbe sull’Irap-Ires, si arriva ad un miliardo), fino alle nuove regole per gli incentivi alla rottamazione delle auto: il timore dei tecnici di Montecitorio è che i conti non tornino.
Tra colpi di acceleratore e freno intanto, procedono anche i lavori della commissione Attività produttive di Montecitorio che ha dato una prima sforbiciata agli oltre 500 emendamenti presentati da maggioranza e opposizione. Sul tavolo ne sono rimasti ancora 350, ma il pacchetto di modifiche potrebbe subire un'ulteriore cura dimagrante prima dell'inizio delle votazioni, che sono slittate a martedì mattina. I gruppi parlamentari, a partire da An, hanno infatti dato la loro disponibilità a ritirarne più di qualcuno.
La prossima settimana sarà dunque decisiva, per il decreto Bersani: il presidente della commissione Daniele Capezzone promette un passo «superveloce», per chiudere i lavori entro venerdì. La linea dura sull'ammissibilità delle proposte di modifica scelta da Capezzone intanto ha escluso che le maglie del decreto si allarghino fino a comprendere misure previste da altri provvedimenti, tra cui il ddl sulle liberalizzazioni. Sono rimasti fuori gli emendamenti che chiedevano una corsia preferenziale per le norme sui servizi pubblici locali e quelle sulla componentistica auto, così come il grosso delle norme per la semplificazione dell'avvio per le imprese, che rimarranno nel disegno di legge Capezzone.
Muro in Parlamento anche all'ipotesi di mettere mano al capitolo «mutui». Secondo indiscrezioni, sarebbe in arrivo un emendamento dell'esecutivo per limitare l'estensione della penale esclusivamente ai mutui a tasso variabile. Ma il relatore al decreto Andrea Lulli (Ds), oltre a ribadire la propria contrarietà, sottolinea di «non aver ricevuto alcuna notizia da parte del governo». Al di là del merito comunque, il relatore manda un segnale chiaro all'esecutivo sul metodo: «Ho chiesto di evitare di presentare emendamenti all'ultimo secondo», in modo da rispettare il Parlamento.