Per i tedeschi contributi previdenziali più bassi. E l’occupazione è al 93%

RomaÈ stato, il 2011, un annaccio da dimenticare. Ma almeno i conti dello Stato hanno mostrato un miglioramento che il Tesoro definisce «significativo»: 5 miliardi e mezzo di minore fabbisogno. I dati - in breve, la differenza fra entrate e uscite statali - indicano infatti un saldo negativo di 61 miliardi e mezzo, inferiore di 5 miliardi e mezzo ai 67 miliardi del 2010.
Se poi escludiamo la partecipazione italiana all’operazione «salva Grecia», il miglioramento arriva a superare gli 8 miliardi. Nell’anno appena concluso, la nostra quota di aiuti ad Atene è passata a 6 miliardi di euro, contro i 4 miliardi del 2010. Senza questo fardello aggiuntivo, il fabbisogno sarebbe sceso sotto quota 60 miliardi.
Le cifre sono più rassicuranti anche rispetto alle ultime previsioni del Documento di economia e finanza, che indicava un fabbisogno di 64,8 miliardi di euro. Tre miliardi recuperati negli ultimissimi mesi dell’anno non sono davvero da buttar via. In dicembre si è registrato un avanzo di 8 miliardi di euro, inferiore a quello del dicembre 2010 (10 miliardi). Ma non considerando i soldi versati alla Grecia, l’avanzo mensile sarebbe stato pari a 12 miliardi di euro.
L’assai criticata politica di finanza pubblica del governo Berlusconi, e in particolare del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha dato in realtà frutti tutt’altro che disprezzabili. Persino in un anno difficile come il 2011, i conti pubblici sono stati mantenuti sotto controllo. È vero che il fabbisogno di cassa non è rilevante ai fini europei; ma indica un miglioramento che avrà inevitabili riflessi sull’indebitamento delle Pubbliche amministrazioni, monitorato da Bruxelles. È molto probabile che, nonostante la frenata violenta dell’economia reale nell’ultimo scorcio dell’anno, l’impegno di un rapporto deficit-Pil al 3,9% venga mantenuto. I dati ufficiali verranno comunicati dall’Istat alla fine di febbraio, in contemporanea a quelli degli altri Paesi europei. E c’è da scommettere che saranno in parecchi a mostrare disavanzi ben più corposi di quello italiano. Ad esempio, la Gran Bretagna viaggia sul 10%, proprio come la Grecia. La Spagna potrebbe chiudere l’anno all’8%, e la Francia prevede un disavanzo al 5,7%. Se non fosse per l’immenso fardello rappresentato dall’immenso stock di debito pubblico, l’Italia potrebbe essere fra i Paesi più virtuosi di Eurolandia.
I miglioramenti sono giunti sia dal lato della spesa sia da quello delle entrate. Gli incassi fiscali di dicembre hanno fatto registrare un buon andamento nonostante il rinvio al giugno 2012 di circa 17 miliardi di euro di Irpef (il 17% in meno di acconto) deciso da Tremonti per alleggerire il carico fiscale di fine anno. Si tratta di entrate differite, che faranno molto comodo a Mario Monti, quando arriveranno a metà di quest’anno. Inoltre, è proseguita con successo la lotta all’evasione fiscale, mentre dal lato dei pagamenti emerge una dinamica in linea con le previsioni. Persino la spesa per gli interessi su Bot, Cct, Btp e quant’altro è aumentata sì, ma in misura contenuta.
Il governo Monti entra nel nuovo anno sulla scia di un «sensibile miglioramento» dei conti, come nota il comunicato del Tesoro. «Il merito è del governo Berlusconi», dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Ma adesso la partita si fa difficile. Anzi, le partite sono due: una nazionale, con l’impatto della manovra Monti sui conti ma soprattutto sull’economia reale; una europea, con la trattativa che dovrebbe portare a una revisione dei Trattati per quanto riguarda la moneta unica. L’obiettivo dell’Italia è di rendere più flessibile la regola secondo la quale lo stock di debito pubblico deve diminuire di un ventesimo all’anno, quando si trovi sopra il 60% del Pil. Il rispetto integrale di tale norma avrebbe comportato una manovra ancora più pesante rispetto al decreto «salva Italia».