I tedeschi pazzi per le scomodità: ecco la moda delle case disagiate

Corridoi bassi e bagni nascosti: «Così si vive più a lungo»

da Berlino

Il concetto di fondo è semplice: esistono case in grado di prolungare la vita, ma non sono quelle comode, dove tutto ha un posto e c’è posto per tutto, secondo una teoria di due designer di New York. Alla scoperta della scomodità e ai suoi profeti, gli architetti Shusaku Arakawa e Madeleine Gins, dedica un lungo articolo il settimanale Welt am Sonntag.
Per vivere più a lungo, scrive il domenicale tedesco, non serve una cucina arredata alla perfezione e piena fino a scoppiare di elettrodomestici per ogni possibile operazione. E neanche un salotto con luci soffuse, divani di pelle e musica in dolby-stereo con televisore piatto grande quanto una parete e tutto quanto offre l’elettronica da intrattenimento più recente.
Anzi, più la casa è comoda e più ottunde i sensi. Al contrario, sono gli stimoli a svegliare l’attenzione, e quanto più uno è attento al mondo che lo circonda tanto più resta sveglio il corpo e lo spirito, secondo Arakawa e Gins. I due hanno anche realizzato il loro tipo di architettura, a Mitaka sobborgo di Tokio. E hanno chiamato il loro palazzo «Reversible Destiny Lofts», qualcosa come «abitazioni per invertire il destino». Da fuori sembra come se bambini si fossero divertiti a usare cubetti da costruzione di dimensioni, forme e colori tra loro incompatibili. Dentro ci sono pavimenti che non sono quasi mai in piano, talvolta concavi, altre volte convessi, spesso con piccoli ostacoli disseminati lungo i punti di passaggio. Gli interruttori della luce sono dovunque, mai però vicino alle porte dove uno ne ha più bisogno. Se si può parlare di porte: il passaggio tra uno spazio e l’altro degli appartamenti spesso avviene attraverso una apertura rotonda in una parete, a volte è così piccola che l’inquilina deve quasi strisciare. In cucina è come scendere in una piscina. Due gradini portano al lavandino e alla macchina per cucinare.
Arakawa e Gins non vogliono certamente rendere difficile la vita degli abitanti delle loro case. Anzi, il continuo piegarsi e allungarsi nelle loro intenzione dovrebbe aiutare a superare lo stress della vita moderna. Il messaggio in Germania, dove tra le tante parole prestate al lessico internazionale come Weltanschauung e kaputt figura anche Gemuetlichkeit (la sensazione che si prova a sedersi la sera nella poltrona più vecchia e amata di casa, ndr), è stato accolto con molto scetticismo. E non basta che Arukawa e Gins da 40 anni lavorino seguendo le loro idee, non basta che le persone andate ad abitare come cavie in alcune delle case da loro costruite, dopo solo pochi mesi non vogliono più lasciarle. Non basta che dal 1987 i due hanno dato vita a una fondazione «Body Research Foundation» nella quale lavorano neuroscienziati, medici e biologi per capire fino in fondo l’influenza dell’architettura sul corpo umano.
L’idea di Arukawa e Gins - l’attenzione da mettere a ogni passo che si fa in una casa da loro progettata aiuterebbe a mantenere sveglio lo spirito e allenato il corpo - si scontra contro secoli di tradizioni, Biedermeier compreso, e contro l’abitudine a bersi un paio di birre prima di andare a letto.