I telefoni di «3» decidono di non quotarsi

Il colosso asiatico conferma la fiducia al management. L’Ipo verrà riproposta tra qualche mese

Maddalena Camera

da Milano

«3 Italia», la società mobile di terza generazione (Umts), non procede alla quotazione in borsa. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione del gruppo che fa capo al colosso cinese Hutchison Whampoa. A fermare l’Ipo della società guidata da Vincenzo Novari è stata la valutazione delle banche d’affari che, nonostante l’interesse per un collocamento tanto rilevante hanno valutato «3» al di sotto delle aspettative dell’azionista cinese che nel nostro Paese ha già investito circa 9 miliardi di euro (oltre 3 miliardi soltanto per la licenza Umts). Alla luce della richiesta in premarketing e dell’andamento fiacco nell’ultimo mese del mercato delle telecomunicazioni il valore di «3 Italia» infatti non è andato oltre i 6,5 e i 7 miliardi di euro.
Insomma poco per il tycoon di Hutchison Li Ka-Shing che valuta la sua società, la rete mobile, il canale televisivo recentemente acquistato, e i 5,5 milioni di clienti circa 10-12 miliardi di euro. Ma purtroppo suonerie, giochi vari, musica e partite di calcio ossia l’ampio ventaglio delle offerte di «3» che fanno aumentare l’Arpu, il ricavo medio per cliente (comunque superiore ai 30 euro) non sono bastati a incantare gli investitori che guardano, dopo le «scottature» della new economy, ormai solo al business e ai fondamentali. Vogliono titoli con prospettive sicure su cui investire. Mentre «3» doveva sbarcare in borsa con, nel prospetto informativo, 20 pagine di «fattori di rischio» poco incoraggianti. Comprese quelle «previsioni di crescita indicate sul piano industriale che si fondano su previsioni ipotetiche» - come ha tenuto a sottolineare la Consob.
E poi ci sono i concorrenti. Tim e Vodafone che nell’Umts per un lungo periodo sono rimaste alla finestra forti del loro ampio parco clienti gsm ora sono entrate sul mercato sussidiando abbondantemente i terminali di terza generazione. E infatti «3» alla Consob non aveva fornito i dati su fatturato e crescita clienti degli ultimi tre mesi dell’anno, quelli dove la concorrenza si era fatta più incalzante. Il progetto di quotazione comunque non si ferma. Secondo «3» anche l’ultimo trimestre è andato bene a livello di crescita clienti e il lancio del Dvb-h, ossia della tv sul telefonino, riuscirà a portare il valore della società a quanto sperato. Inoltre, sempre secondo «3», lo scostamento tra la valutazione delle banche e quanto richiesto sarebbe «solo» tra 1,5 e 2 miliardi di euro. Lo sbarco a Piazza Affari, già approvato dalla Consob, era previsto per il 3 marzo. Hutchison, che ha attribuito lo stop alla quotazione soltanto al cattivo momento di Borsa del settore delle telecomunicazioni, ha detto che continuerà «a sostenere lo sviluppo della società e il modello di business realizzato dal management». «3» chiuderà i conti del 2005 con 1,8 miliardi di fatturato.