I terroristi volevano colpire il metrò di Parigi

Alberto Toscano

da Parigi

Volevano far saltare in aria e insanguinare il metrò di Parigi. Proprio come alcuni loro «fratelli» hanno fatto il 25 luglio 1995, quando una bomba ha assassinato otto persone alla stazione Saint-Michel della capitale francese. Solo che stavolta l’attentato avrebbe dovuto avere un impatto psicologico ancor più clamoroso di dieci anni fa. Avrebbe dovuto trattarsi di un’operazione su larga scala, sul modello degli attentati di Madrid e di Londra al sistema di trasporti urbani. La gente qualsiasi, che si alza di buon mattino per recarsi al lavoro, era nel mirino della cellula di estremisti islamici di origine algerina, scoperta dalla polizia e dai servizi segreti francesi dopo un lungo periodo di collaborazione con i colleghi di altri Paesi europei, tra cui l’Italia.
Sono nove i presunti terroristi arrestati nella regione parigina e in Normandia. La retata è stata resa possibile dalle rivelazioni di un «pentito» dell’estremismo islamico algerino, che ha fatto i nomi di alcuni candidati al martirio. Poi sono venute le intercettazioni telefoniche e gli 007 francesi si sono convinti che il pericolo d’un attentato alla metropolitana parigina era molto concreto. Poco importa, dal punto di vista dei terroristi, che la Francia non abbia inviato truppe in Irak. L’importante è che Parigi abbia sostenuto il potere algerino in lotta contro il fanatismo islamico nel corso degli anni Novanta.
Già nel dicembre 1994 un gruppo di pirati dirottò un aereo Air France con l’intenzione di schiantarsi contro la Tour Eiffel. Per fortuna le «teste di cuoio» francesi impedirono l’attacco effetuando un blitz nel velivolo mentre era fermo a Marsiglia. Poi sono venuti gli attentati del 1995, commessi tra l’altro da quel Khaled Kelkal che sarebbe stato in contatto con alcuni degli estremisti islamici finiti adesso dietro le sbarre. Soprattutto col «reclutatore» Safé Bourada, un francese trentacinquenne di origine algerina, già arrestato per gli attentati del 1995 e che pare tenesse i contatti col Gia (Gruppo islamico armato) algerino. Il Gia è stato protagonista del sanguinosissimo tentativo di rivoluzione islamica nel Paese nordafricano, cominciato nel 1992 e durato un decennio.
Per il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy non ci sono dubbi: la Francia non può assolutamente considerarsi al riparo dal rischio di un nuovo rigurgito del terrorismo islamico internazionale, che fa ormai riferimento ad Al Qaida. Un terrorismo che ha il senso della comunicazione e che cerca di compiere crimini spettacolari: come nel 1998 alle ambasciate statunitensi in Africa, come nel 2001 negli Stati Uniti, come nel 2004 in Spagna e come nel 2005 in Gran Bretagna. Sembra che nei deliranti sogni dei piccoli Bin Laden franco-algerini ci fosse, insieme all’attacco alla metropolitana parigina, una bomba in un aeroporto e magari persino un’azione dimostrativa di fronte agli uffici della Dst (Direction de la surveillance du territoire), la rete dei servizi segreti transalpini dipendente dal ministero dell’Interno.
Proprio gli agenti della Dst stanno partecipando agli interrogatori dei nove estremisti islamici fermati in questa brillante operazione antiterroristica. Nelle loro abitazioni non sono state rivenute armi o sostanze chimiche, ma la polizia ha sequestrato computer e telefoni cellulari. Tutto il materiale informatico viene ora accuratamente analizzato dagli esperti.
Dal canto suo, Sarkozy sta mettendo a punto i provvedimenti destinati a rendere più efficace l’azione antiterroristica delle istituzioni francesi. Un disegno di legge ad hoc verrà da lui presentato il mese prossimo al Consiglio dei ministri, che certamente darà il suo benestare. In seguito quel testo verrà discusso in Parlamento, dove le opposizioni sono molto critiche nei confronti della «linea dura» seguita dal ministro dell’Interno, che è sempre la stessa: dialogo con l’Islam che rispetta le leggi francesi e pugno di ferro contro coloro che minacciano la convivenza civile e la democrazia.