I terroristi volevano uccidere 5mila persone

L’obiettivo del commando era far saltare in aria i due mega-alberghi, il Taj e l’Oberoi, pieni di turisti. Parte dei kamikaze era a Mumbai già da un mese: si facevano passare per malesi <br />

Mumbai Dopo tre giorni di guerriglia urbana e quasi 200 morti è terminato ieri mattina l’assedio di Mumbai. Ma non ci sono state scene di giubilo come è avvenuto il giorno prima nel centro ebraico di Nariman House, liberato dopo una furiosa battaglia. Forse perché la metropoli “che non dorme mai” era ormai stanca di esplosioni, raffiche di mitra e sirene delle ambulanze.
L’ultimo bastione dei terroristi, l’hotel Taj Mahal, è caduto poco dopo l’alba quando le teste di cuoio indiane hanno lanciato l’assalto finale uccidendo gli ultimi tre presunti terroristi. Non deve essere stato un compito facile stanarli dalla sala di controllo dell’hotel dove si erano rifugiati con una grande quantità di bombe a mano e munizioni. Nello scontro si sono anche sprigionate delle fiamme che hanno parzialmente devastato il primo piano dello storico edificio fronte mare simbolo della vecchia Bombay. La fine del blitz è stata annunciata poco dopo dal capo dei “Black Cat”, come sono soprannominati i reparti speciali dalla bandana nera, che annunciava la “liberazione” di Mumbai. Ma non ci sono stati applausi anche perché nel lussuoso atrio dell’hotel devastato dalla sparatoria giacevano ancora 20 corpi che l’afa umidiccia di questi giorni aveva già decomposto come quelli ritrovati venerdì nell’hotel Oberoi. Il bilancio delle vittime è quindi salito a 195 morti, di cui 26 sono stranieri. Nella perlustrazione, che ieri sera era ancora in corso, i militari hanno ritrovato una decina di kalashnikov, altrettante pistole e diverse granate inesplose, nonché dei telefonini satellitari e dei palmari.
Sembra che alcuni componenti del commando terrorista abbiano soggiornato nell’hotel qualche giorno prima e accumulato un arsenale nelle loro stanze, ma è un’ipotesi ancora da confermare come lo è anche quella del ritrovamento di 8 chili di plastico in strada. «Con questa grande quantità di armi e di esplosivo – ha detto ieri in una conferenza stampa R.R. Patil, vice primo ministro del Maharahstra, lo stato di Mumbai - i terroristi volevano uccidere 5mila persone, ma per fortuna siamo riusciti a impedirlo».
Secondo fonti dei militari, in totale sono stati uccisi dieci assalitori, mentre solo uno, il “pachistano” Azam Amir Kasav, è stato catturato vivo. È lui che avrebbe confessato l’appartenenza al gruppo estremista pachistano Lashkar-e-Taiba (l’Armata dei Puri), già sospettato di diverse stragi. Avrebbe anche rivelato che il commando terrorista in parte era a Mumbai da un mese, dove ha soggiornato in una casa affittata facendosi passare per un gruppo di studenti malesi, e in parte sarebbe giunto all’ultimo momento via mare da Karachi sbarcando nel porticciolo dei pescatori con dei gommoni. L’obiettivo era di far saltare in aria il Taj e l’Oberoi sull’esempio di quanto successo con l’hotel Marriott a Islamabad qualche mese fa. Sempre secondo il capo dei “Black Cat”, J.K Dutt, i terroristi «erano perfettamente addestrati, molto preparati a livello fisico e hanno usato diverse tattiche» che sono servite per disorientare le teste di cuoio. «Probabilmente avevano anche fatto una ricognizione dell’hotel e conoscevano molto bene la pianta del palazzo», ha aggiunto. È stata di sicuro una missione suicida: «Erano decisi a resistere fino all’ultimo». Secondo il capo della polizia di Mumbai, probabilmente erano anche sotto l’effetto di droghe.
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