I tesori di Bulgari in passerella fra piante rare e animali esotici

Spille floreali, collier anni ’30 e un anello da 41 carati e mezzo

Pamela Dell’Orto

E pensare che tutto è legato a una banale formula chimica. Carbonio. Cambiatela in modo impercettibile e addio purezza. Aggiungete un’inclusione millesimale di un’altra sostanza e il diamante diventa rosa, uno dei più rari (un elemento di «disturbo» un po’ più alto del dovuto e la pietra diventa marrone). Niente di artificiale, per carità, fa tutto la natura. Lo sanno bene le donne (e i ricchi uomini d’affari), ma soprattutto gli americani, i più grossi consumatori di diamanti al mondo (il 66 per cento del mercato è loro, il Giappone copre «solo» il 9). Bulgari docet.
La casa di gioielli romana fondata nel 1894 da Sotirio Bulgari ha debuttato nella settimana della moda milanese con una collezione di alta gioielleria, la più grande mai esposta. Ottanta pezzi unici da far girare la testa, presentati nei giardini dell’Hotel Bulgari.
La «sfilata di preziosi», blindatissima, si svolge per pochi giorni all’interno di una gabbia da voliera con piante rare e uccelli tropicali. Al centro, collane, spille e anelli della collezione vintage prodotti dagli anni Trenta agli anni Sessanta. Oggetti del desiderio per qualsiasi occhio femminile si avvicini e, a ben vedere, anche divertenti. Come le spille floreali prodotte a fine anni Cinquanta, con le margherite che - grazie a piccolissime molle con le quali si fissano alla montatura - vibrano a ogni minimo spostamento e si muovono come se fossero veri. O geniali, come il collier fine anni Trenta, smontabile e riassemblabile. Come dire: da una collana da capogiro se ne possono ricavare diverse. Poi il solitario da 41 carati e mezzo.
Pezzi da favola ma anche saggi di alta ingegneria. E allora viene da chiedersi: come nascono? Spiegano i gemmologi: «Di solito di parte dal design. Nel caso dell’alta gioielleria, tutto viene costruito intorno alla pietra. E, per le collane più complesse, si cercano i lotti di pietre compatibili fra loro per colore e misura. Da qui parte il disegno, e poi si sviluppano i costi. Infine l’analisi per capire se l’oggetto è da produrre o no». Nell’ultimo anno Bulgari ha aumentato la produzione di pezzi rari (da 600 a 900) grazie alla joint venture con Leviev, il più grande produttore di diamanti tagliati al mondo. Le donne di tutto il modo ringraziano.