I testi «scagionano» i genitori che nascosero la bimba bielorussa

Psicologi a confronto ieri alla prima «vera» udienza del processo per la sottrazione di Vika, la bimba bielorussa di 10 anni, nascosta dalla coppia «affidataria» di Cogoleto, Alessandro Giusto e Chiara Bornacin, per 20 giorni, per non farla tornare nell’orfanotrofio di Vileika, dove avrebbe subito soprusi e violenze. Come testi dell’accusa sono stati sentiti due neuropsichiatri infantili: Antonietta Simi dell’ Asl3, che si occupò di tutta la vicenda compreso il ritorno in patria di Vika, e Alberto Barbagelata, che ebbe in cura la bambina su incarico della coppia «affidataria». Entrambi in un primo tempo erano contrari al ritorno anticipato in patria di Vika per le sue condizioni psichiche. Poi la Simi si offrì di accompagnare la bambina e rimase in Bielorussia per tre mesi. «Venni chiamata dal Comune di Cogoleto nell’agosto del 2006 per visitare una bambina bielorussa che avrebbe subito abusi in patria» ha raccontato Antonietta Simi. (...)
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