I ticinesi in povertà hanno un reddito pari a 2 mila euro

Nel Cantone i disoccupati considerati indigenti anche se percepiscono un’entrata minima mensile garantita a tutti dal Welfare State

Eliasbetta Pisa

Hanno un’entrata assicurata di poco meno di 3mila franchi al mese, circa duemila euro. Una somma discreta, si dirà. In realtà è il reddito dei poveri che risiedono in Ticino. Sì, perché al di là della frontiera li chiamano così, anche se a vederli, non corrispondono propriamente all’immagine che si ha degli indigenti. Niente abbigliamento trasandato, niente fila di fronte agli enti caritatevoli per ottenere un pasto caldo, niente notti passate nelle stazioni. Tutti hanno una casa, soldi per acquistare capi di abbigliamento, per fare la spesa e magari anche per trascorrere una serata al cinema. Ma per lo Stato e per l’opinione pubblica sono poveri. Ed è una schiera che s’ingrossa di giorno in giorno. Si moltiplicano, difatti, gli allarmi sul dilagare della povertà in Svizzera: nelle città più grandi soprattutto. Una povertà dorata, si dirà, quasi invisibile, che è tale grazie a una rete di protezione sociale molto forte, che non ha niente da invidiare a quella delle socialdemocrazie del Nord Europa.
In Ticino è stato fissato un reddito minimo vitale che per i single è di 2.719 franchi, poco più di 1.800 euro, e cresce in modo non lineare se la famiglia è composta di più persone. Per una coppia con due figli la soglia è di 4.500 franchi (tremila euro). Somme che corrispondono alle risorse indispensabili per arrivare alla fine del mese e che vengono assicurate a tutti. Basta dimostrare di non essere in grado di far fronte al proprio fabbisogno per ricevere sussidi che lo Stato garantisce dalla culla alla tomba. Assegni che coprono parzialmente o totalmente il reddito minimo. Gli aiuti possono essere una tantum, in caso di spese extra o entrate ridotte, o continuativi. Diversi sono gli strumenti per garantire a tutti una vita dignitosa. Il primo step è l’ufficio del Lavoro. Se si rimane disoccupati in Ticino si ricorre all’indennità che viene erogata al massimo per un anno e mezzo. Il sussidio è pari all’80% dell’ultimo stipendio. Se entro questo periodo di tempo si esaurisce il diritto all’indennità, scatta un’altra forma di aiuto, la cosiddetta assistenza. È negli uffici a Bellinzona del dipartimento della Sanità e della Socialità – così come viene chiamato – che hanno stabilito il reddito minimo vitale. Per i single in difficoltà è stata fissata la cifra di 2.719 franchi, cui si arriva sommando tre addendi: 1.308 franchi, un forfait per cibo, vestiti, spese telefoniche, bollette e divertimenti; 1.100 franchi la somma massima corrisposta per coprire l’affitto; e 311 franchi pari al premio medio per l’assicurazione malattia obbligatoria.
Ogni singolo caso viene poi valutato di volta in volta: i «poveri» che devono fare i conti con spese sanitarie extra, non coperte dalla cassa malati, hanno diritto ad altri sussidi. Ma non finisce qui. Le famiglie possono beneficiare di assegni integrativi di 688 franchi al mese per ogni figlio di età inferiore ai 16 anni. Per chi ha bambini di meno di tre anni, è possibile ricevere anche un assegno di prima infanzia che garantisce alla madre un reddito sufficiente anche se è priva di mezzi di sussistenza.
Insomma, in Svizzera i poveri non muoiono certo di fame. È vero che il costo della vita è alto – il prezzo dei beni nella Confederazione è del 20-30% superiore a quelli medi europei – e con 3mila franchi al mese non rimane molto da parte. Ma se in Ticino si perde il lavoro, non si finisce di certo in mezzo a una strada. Certamente la disoccupazione porta con sé problemi di identità da non sottovalutare, ma in altre realtà lo stesso problema ha risvolti ben peggiori. Eppure, a leggere i giornali locali, l’allarme sulla povertà è alto. Anche se le cifre descrivono un fenomeno circoscritto. In Ticino le persone in assistenza sono 3.380 pari all’1% della popolazione; i disoccupati sono 6.407, pari a un tasso di disoccupazione del 4,3%, un livello che è praticamente fisiologico. Ma a sentire gli svizzeri, la situazione è di emergenza. «L’allarme – dice Martino Rossi, responsabile della divisione dell’Azione sociale – è determinato dal fatto che il numero delle persone in difficoltà cresce in modo impressionante. Tra il 2004 e il 2005 gli assistiti sono aumentati del 22%, con una spesa nel 2004 di 40 milioni di franchi per il Cantone. Noi vediamo nero perché l’economia svizzera è in una situazione peggiore di quella italiana: da oltre 10 anni ristagna e genera quote crescenti di disagio». Un disagio i cui effetti però sono attutiti, perché si sviluppa in un Paese che è ancora privilegiato. Ma gli svizzeri forse non lo sanno.