I tifosi danno l’«assalto» al Comune

Francesco Gambaro

La sentenza della Caf non è arrivata, ma i tifosi del Genoa hanno comunque voluto far sentire la loro voce a difesa della società e della squadra rossoblù. Anche perché ieri sera prevaleva un’impressione negativa su quello che sarebbe stato l’esito del giudizio d’appello. E i genoani che si sono ritrovati in tanti, come previsto, all’Expo, hanno ribadito la loro intenzione di non accettare un verdetto che non riconsegni al Genoa la serie A. Una minaccia che in questi giorni ha fatto temere anche reazioni violente. «Non siamo contrari alle manifestazioni, purchè siano animate dalla moderazione. Ma useremo la fermezza qualora qualcuno cercasse di attaccare le infrastrutture della città. Resta vivo l'invito al buonsenso», erano state le parole del prefetto di Genova Giuseppe Romano al termine del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato nel pomeriggio.
Ma ieri l’obiettivo dei tifosi era quello di far capire che nel mirino non c’è solo il mondo del calcio quanto anche quello politico, accusato di aver subito, se non addirittura influenzato, una «manovra» contro il Genoa. Per questo ieri sera in piazza c’erano oltre cinquemila persone, «armate» di certificati elettorali. Molti veri, altri in fac simile distribuiti dalla tifoseria organizzata a chi ne era sprovvisto. «Niente giustizia, niente voti», era lo striscione che ha aperto il corteo che si è mosso verso il cuore della città, diretto alla sede del Comune in via Garibaldi. L’idea di strappare, bruciare, restituire le tessere per le elezioni è stato il gesto clamoroso e significativo promesso dai genoani, che via sms avevano fatto girare il messaggio: «Il genoano non vota, lotta».
Ma subito dopo la partenza del corteo, già in largo Zecca, ci sono stati momenti di tensione, a causa di una bandiera della Samp esposta a una finestra al passaggio dei rossoblù. Tutto si è per fortuna concluso con il lancio di un razzo che ha però scavalcato il palazzo senza provocare danni. Giunti a palazzo Tursi i tifosi hanno acceso fumogeni e intonato cori contro il sindaco Giuseppe Pericu. Poi il corteo ha svoltato verso la sede di Provincia e Prefettura. Ma la protesta dei tifosi, al di là degli attacchi alle istituzioni locali, è proseguita anche a tarda sera, con una tensione sempre crescente.