Tra i «tipi» genovesi non c’è soltanto Govi

L'ultima volta che ho scritto su questa rubrica ho scritto una lettera molto lunga, perciò, per farmi perdonare, sarò brevissimo. Sono molto contento di leggere la lettera di Matteucci poichè non siamo assolutamente in contatto, ci conosciamo di vista, anzi, io lo conosco anche per fama non so se lui mi conosca, e quindi non abbiamo avuto modo di metterci d'accordo ma sono contento di verdere la perfetta sintonia dei nostri rispettivi interventi. Sono d'accordo con il signor Rottondo e dell'analisi che dà del «tipo» genovese proposto da Govi ed accettato ed assorbito perfino da noi genovesi che ci convinciamo che quello sia il vero genovese o, perlomeno, l'unico mai esistito, dimenticando tanto per fare un nome misconosciuto i Biagio Assereto, ma anche i Peter Amadeo Giannini o le suor Blandina (per rifarci a personaggi più vicini noi). Gli ultimi due sono Liguri emigrati, il primo nato da migranti impoveriti dal welfare sabaudo e l'altra partita per missione, divenuta un mito americano.