I titoli di Stato zavorrano le banche europee

La tempesta finanziaria del 2011 lascerà un segno profondo sui bilanci dei primi 20 istituti bancari europei. R&S, ufficio studi di Mediobanca, ha messo in evidenza le criticità delle grandi banche europee analizzando i dati del primo semestre dell’anno in corso che, a fronte di ricavi sostanzialmente stabili (-0,5% a 247,1 miliardi), ha registrato utili in contrazione del 25,5% annuo a 30,8 miliardi.
Gli utili. I due top player italiani, Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno realizzato performance migliori di quelle del campione considerato da Mediobanca. L’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha raddoppiato gli utili 1,321 miliardi, mentre Ca’ de Sass ha registrato una flessione del 17 per cento. Entrambe confermano la vocazione di banca commerciale con un modesto apporto delle attività di trading e con un margine di interesse preponderante nei ricavi (61,5% media contro il 53% europeo). Al contrario, Ubs, Credit Suisse, Barclays e Rbs mostrano un’incidenza maggiori di commissioni e altri ricavi.
Le perdite su crediti. In calo le perdite su crediti (-20,4% per l’aggregato a 35,1 miliardi), ma nel caso di Lloyds ed Rbs (oltre 4,5 miliardi ciascuna) hanno concorso a determinare una perdita netta e per Intesa e Unicredit hanno inciso con un peso 15 e del 20% rispettivamente sui ricavi ad appesantire la redditività. Il Roe dei due gruppi milanesi è infatti inferiore al 5% a fronte di una media europea del 6,5% e di picchi del 13% per Bbva, Bnp Paribas e Credit Suisse.
I crediti dubbi. In realtà, è l’aumento dei crediti dubbi (+0,4% su fine 2010 a 476,3 miliardi) a porre un interrogativo sull’evoluzione futura del settore bancario in Europa. Saranno necessari ulteriori accantonamenti. A fine giugno il tasso di copertura medio era del 54% (Intesa e Unicredit sostanzialmente in linea al 52,4 e 51,7%) con Francia e Spagna più «blindate» (71 e 66%). Alcuni parametri evidenziano ulteriori criticità: i crediti dubbi rappresentano l’84% del patrimoni tangibile di Lloyds e il 73,6% di Unicredit che sconta 10 miliardi di intangibles rivenienti dalla fusione di Capitalia.
Il debito sovrano. I titoli di Stato di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna (i cosiddetti «Piigs») pesavano per 341 miliardi (32,5% dei mezzi propri) a fine giugno nei portafogli delle banche leader. Le spagnole e le italiane sono le più esposte con 104 e 107 miliardi perché hanno rispettivamente in carico Bonos e Btp, ma anche Bnp Paribas (che controlla Bnl) ha in pancia 34 miliardi di buoni del Tesoro.
Il patrimonio. Nonostante la minor presenza di attivi di «livello 3» (di difficile liquidazione) le due banche italiane hanno una patrimonializzazione inferiore al 12,9% della media europea (Tier1 a 11,% per Intesa e a 9,9% per Unicredit). L’Ufficio Studi di Mediobanca pare così asseverare la necessità di ricapitalizzazione di Piazza Cordusio alla quale potrebbe partecipare come bookrunner.