I «tolleranti» di sinistra che diventano sceriffi se devono amministrare

di Antonio Ruzzo

Ci risiamo. Si fa presto a parlare di accoglienza, solidarietà, tolleranza. Si fa prestissimo a dire che è giusto, anzi sacrosanto, che in una città ognuno abbia i suoi spazi, che i giovani si esprimano, che le «tag» dei writer e i bonghi suonati fino all’alba sono un bell’esercizio di creatività. Più o meno siamo tutti d’accordo. Ma si fa presto quando non si devono fare i conti con la realtà, cioè quando non si deve amministrare. E su questi temi la sinistra ha costruito buona parte della sua «filosofia». Diciamo che ha fatto buon marketing. Poi però, anche alla sinistra, capita di governare una città; capita di ritrovarsi vicino a casa una baraccopoli o che i bonghi o le movide gliele facciano sotto le finestre. Allora si cambia registro. Ieri è stato l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari a chiedere che la baraonda notturna di musica e birra sotto casa sua alle Colonne finisca. Che i bivacchi sono da vomito, che è assurdo che non si intervenga e che la gazzarra serale in San Lorenzo è un segno di inciviltà e che è un po’ come aprire il Colosseo a chi vuole entrare a ubriacarsi di birra. Insomma bisogna chiuderle quelle Colonne. Metterci una bella «recinzione in ferro» per proteggerle e proibire che gli alcolici dal bar finiscano sulla piazza.
Detto da un uomo che per anni ha militato nelle file del Pd non sembra vero. E soprattutto non sembra vero al vicesindaco Riccardo De Corato che la sinistra ha da sempre bollato come «recintatore» o «nemico della movida». «E che hanno sempre fatto spallucce alle ordinanze in virtù di un sempreverde benaltrismo- spiega il vicesindaco- Dunque, cari Majorino e compagni, come la mettiamo? Se fosse stato per il sottoscritto, le Colonne di San Lorenzo sarebbero già state protette con una cancellata contro i “bivacchi da vomito”».
Ma va così. L’amministrazione di una città, grande o piccola che sia, non si fa con i sogni e le utopie ma con le regole. E le regole quasi mai fanno audience. Ne sanno qualcosa altri due illustri uomini di sinistra. Politici tanto «illuminati» quando stavano sulle barricate e poi messi in croce dagli stessi loro compagni quando si sono resi conto che i problemi non si risolvevano con le chiacchiere. Così a Bologna il sindaco Sergio Cofferati diventa presto un «fascista» quando manda le ruspe a sgomberare i campi rom sul Lungoreno che non vogliono sentire di sistemarsi dove vuole il Comune. E così a Padova l’ex responsabile delle politiche dell’immigrazione del Pd Flavio Zanonato, diventa all’istante il bersaglio delle critiche più feroci quando per arginare l’ondata dei nomadi prima fa innalzare un muro in via Anelli e poi in pratica li chiude in un recinto. E l’accoglienza? E le città che devono essere aperte, ospitali, pronte ad offrire una sistemazione a chiunque la chieda? Non vale più. O almeno non vale quando un qualsiasi Don Chisciotte si ritrova dall’altra parte della barricata con un libro mastro in mano.
E le Colonne sono l’esempio di quanto sia facile far propaganda quando non si deve prendere una decisione. «Nel 2006 dopo una richiesta di monsignor De Scalzi-. ricorda il vicesindaco- presentai in qualità di assessore ai Lavori Pubblici un progetto di cancellata telescopica a scomparsa condiviso con la Curia, la Soprintendenza ai beni archeologici della Lombardia, la Soprintendenza provinciale per i beni artistici e storici e la Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di Milano. Il progetto purtroppo non fu realizzato. E devo dire non solo per le resistenze dell’opposizione. Qualche assessore evidentemente è stato più distratto dagli interessi della movida che dalla sicurezza di un bene architettonico unico per Milano e che giustamente, per importanza, Cacciari paragona al Colosseo». E la storia continua.