I top di «Outcast» sono luci e colonna sonora

Rome è un paesino nella Virginia Occidentale ma nessuno vorrebbe abitare da quelle parti. Solo tristezza, squallore, buio, morte. Una società povera, abbandonata a se stessa, di reietti, posseduti da presenze malvagie.

Questo lo scenario dell'episodio pilota «Venite a prendermi» della nuova serie Outcast che ha debuttato negli stessi giorni in America e in Italia: da noi va in onda su Fox il lunedì alle 21. Scelta ormai consueta, quella di passare horror in prima serata: il rischio che lo veda un bambino e se la faccia sotto dalla paura è concreto, ma gli amatori del genere lo sanno e saranno loro a limitare l'accesso ai minori.

L'autore è una vecchia conoscenza, quel Robert Kirkman che abbiamo conosciuto con The Walking Dead. Questa volta, però, non ci sono zombi né morti viventi, ma solo demoni interiori che scatenano le forze del male e si impossessano degli sfortunati cittadini di Rome. Protagonista della prima puntata è un bimbo che avrà più o meno dieci anni. Comincia con lo schiacciare insetti con la testa, poi diventa violento, aggressivo, con la povera mamma, quasi un remake della mitica Regan de L'esorcista. Anche stavolta ci vuole un esperto per scacciare il male, il reverendo Anderson dal passato inquietante, tanto per cambiare problemi con l'alcolismo. Questo nuovo satanasso 2.0 è fortissimo, non bastano più i soliti attrezzi di lavoro come crocefissi e tanta luce. Ecco allora spuntare il vero (anti)eroe di Outcast, Kyle Barnes interpretato da Patrick Fugit. Sembrerebbe uno dei tanti hipster con barbetta, invece è un uomo tormentato, inseguito dal fantasma della madre che lo picchiava, un matrimonio buttato, la famiglia che lo ha escluso, nessuno che gli parla più tranne un vicino di casa. Vive nell'immondizia, nello sfacelo più totale, senza acqua e col frigo vuoto. Eppure sembra l'unico a poter contrastare il mostro che si è impossessato del povero bambino. Perché? Quale mistero si nasconde in lui?

Altri nove episodi ci riveleranno che cosa davvero è accaduto. Capiremo se il giovane Kyle avrà la meglio sul demone, che si manifesta con il linguaggio classico: alito cattivo, sangue, vomito, una forza sovrumana. Una storia colma di citazioni e rimandi ai classici di un genere che evidentemente non conosce periodi di stanca, se è vero che la gente ama ancora nuotare nel terrore, che più è immerso nella quotidianità più fa paura. Le cose migliori dell'esordio di Outcast sono tutte interne al sapiente uso del linguaggio cinematografico da parte dell'autore. Splendido il gioco delle luci, l'ossessione per i dettagli, il lavoro sulla colonna sonora da parte del celebre produttore britannico Atticus Ross che ha spesso collaborato con Trent Reznor, a mixare noise con elettronica. Non così convincente, invece, la trama, ma tutto fa sperare che la tenebrosa Rome sia teatro per prossimi colpi di scena più avvincenti.

Tratto dal fumetto pubblicato anche in Italia col titolo Outcast. Il reietto, la serie è stata annunciata come una delle più attese novità in campo horror negli Usa e subito tradotta. Un altro regalo per chi non teme esorcismi e possessioni.