I «Tradimenti» di Pinter Un dramma borghese

Al Grassi da oggi fino al 28 maggio

Valentina Fontana

In apparenza è sempre il solito triangolo. Lui, lei, l'altro. In verità, lo sguardo pinteriano di Tradimenti si proietta molto lontano dal classico intreccio a tre. Sicuramente c’è il marito, sicuramente la moglie ha un amante, che poi è il miglior amico del marito, sicuramente il tutto si consuma dentro un’ambientazione tipicamente borghese. Ma il nobel Harold Pinter va oltre, anzi nel suo Tradimenti - in scena al Teatro Grassi da oggi al 28 maggio - è proprio il tradimento a non esserci. O meglio, i tradimenti pinteriani non hanno nulla a che vedere con l'infedeltà della moglie, «i tradimenti sono fondamentalmente verso se stessi - precisa Stefano Santospago, nel ruolo dell'amante Jerry - e verso un passato. Il testo è l'esempio della perfetta triangolarità, dimostra come la coppia sia sbagliata in sé, il triangolo è la perfezione dei rapporti». Ecco allora che in questo gioco di recitazione molto alto, «come in una partita a tennis - continua l’attrice Laura Marinoni, che interpreta la moglie e amante Emma -, la pallina viene sempre rilanciata alimentando una grande competizione fra i tre».
Ne risulta un dramma borghese in cui la menzogna inquina non solo il matrimonio ma anche l'adulterio, in cui i personaggi «volutamente tratteggiati in modo molto basso, nonostante tutti e tre intellettuali» - dice Santospago - hanno comunque una grande complicità».