«I tradizionalisti? Non amo quelli alla Borghezio»

nostro inviato a Norcia
È arrivato in piazza assieme a Marcello Pera, prima che la banda in divisa blu suonasse l’inno nazionale e la gente di Norcia li coprisse di applausi. Il presidente del Senato ha scelto Roberto Formigoni per aprire l’incontro di studio sul «Libertà e laicità» nella cittadina dove nacque San Benedetto. Il presidente della Regione Lombardia, seduto in prima fila, è stato l’unico politico di Forza Italia a prendere la parola nella prima giornata di lavori. E non si è lasciato sfuggire l’occasione per lanciare una frecciata alla Lega. Se l’è presa con Borghezio.
Formigoni ha parlato di tradizione, una parola lanciata da Pera nell’intervento di apertura. «L’Europa ha la responsabilità di vivere intensamente e verificare la tradizione giudaico-cristiana di cui San Benedetto fu uno dei padri - ha detto -. Non sarei molto preoccupato che ciò ci possa esporre al rischio di venire additati come conservatori. Dietro questo problema ci sono una dialettica e una interessante applicazione politica che mi preme riprendere: per essere riformatori occorre essere conservatori. Occorre cioè avere qualcosa su cui costruire e dunque non dimenticare tutto ciò che di buono è stato fatto. Per questo non ci piace Zapatero o il Prodi che tenta di imitarlo. Nello stesso tempo però - ha aggiunto - per essere conservatori, per conservare un valore, occorre essere riformatori perché soltanto innovando si fa in modo che il valore ricevuto diventi patrimonio del presente. Ciò che è passato interessa nella misura in cui influisce sul presente. Proprio per questo non ci piacciono i tradizionalisti alla Borghezio, i passatisti e gli integralisti».
Il governatore ha poi criticato «l’offensiva del relativismo laicista», parlando del referendum sulla procreazione, delle polemiche contro gli interventi del Papa e della Chiesa sui Pacs, e anche di via Quaranta. «Il caso della scuola islamica - ha precisato - rappresenta il cortocircuito del relativismo ideologico. La difesa della minoranza musulmana giunge fino al limite di saltare a piè pari le più elementari norme di convivenza che la nostra società si è data. Così chi si straccia le vesti quando si parla di parità scolastica e dei diritti delle famiglie rispetto all’educazione dei propri figli, oggi si mobilita per difendere i diritti di alcune famiglie musulmane a educare i propri figli secondo un modello di separatismo culturale figlio di un certo modo integralista di pensare alla religione».