I trasporti di Roma in mano ai sindacalisti

Il 25 settembre scorso due stazioni del metrò chiuse per pioggia

Massimo Malpica

da Roma

L’inchiesta, forse, alla fine scoprirà qual è stata l’anomalia che ha portato al disastroso tamponamento tra treni nel ventre della metropolitana di Roma, due giorni fa, sotto piazza Vittorio Emanuele. Ma qualunque sia, non sarà che l’ultima di una lunga serie, relativamente al metrò della Città eterna, e non solo.
È tutta la gestione del trasporto pubblico locale capitolino a essere anomala, a cominciare dalla scelta dei vertici. Tutti con un percorso simile. Stefano Bianchi, il numero uno di Met.Ro, è l’ex segretario generale della Cgil Roma e Lazio. Medesima «targa» di Fulvio Vento, ora presidente dell’Atac e già segretario confederale dello stesso sindacato. E siccome non c’è due senza tre, ecco che al vertice di Trambus troviamo Raffaele Morese, che molti ricorderanno pochi anni fa al fianco di Sergio D’Antoni come segretario generale aggiunto della Cisl. Insomma, tre ex sindacalisti di lusso per tre ex municipalizzate, ora «convertite» in Spa comunali. Una scelta, quella del sindaco Walter Veltroni, che è difficile immaginare sia casuale. Ma che certo, almeno dal punto di vista dei risultati economici, non ha portato grandi risultati.
La mobilità è la spina nel fianco dell’amministrazione capitolina. Una sfida che, nei fatti, negli ultimi 13 anni prima Rutelli e ora Veltroni hanno eluso, limitandosi ad affrontarla a parole. Anzi, a slogan. Due su tutti: pedonalizzazioni e cura del ferro. I provvedimenti del Campidoglio sono stati quasi sempre orientati a ostacolare l’uso dell’auto privata, blindando il centro con telecamere e divieti, tassando i parcheggi, creando macroaree della città inibite ai veicoli meno recenti. E ai cittadini «appiedati» sono state offerte promesse future di sviluppo del trasporto pubblico. Nei fatti, però, nonostante la triade di ex sindacalisti e le parole di Veltroni, le cose non sono affatto migliorate.
Per farsi un’idea dei trionfali successi del Campidoglio in materia di trasporti, è significativo il crollo dei passeggeri (di quelli paganti, almeno) sul sistema del tpl romano: -23 per cento negli ultimi otto anni. Un dato che ha contribuito a polverizzare le già malridotte finanze delle spa capitoline del comparto mobilità. Tanto che, dopo aver fatto passare in consiglio ben due ricapitalizzazioni di Atac (e averla divisa in più società), alla fine il Campidoglio è stato costretto a rivolgersi alla Cassa depositi e prestiti, ottenendo 160 milioni di euro, da restituire in 15 anni a partire dal quinto, per tentare di risanare le voragini nei conti del trasporto pubblico romano.
Insomma, i problemi non mancano. E non fa certo eccezione la metropolitana, in mano a Bianchi dal febbraio del 2005. L’ex leader laziale della Cgil aveva grandi ambizioni e prometteva di impostare la sua presidenza sulla cura del ferro (immancabile), sul nuovo piano industriale e sulle nuove metropolitane. «Sarà una grande prova - dichiarò entusiasta - perché vengo da un’esperienza molto diversa. Anche se mi sono occupato molto dei servizi di trasporto romani, gestire in prima persona un’azienda è un altro conto». Ed è anche una discreta rogna. Le linee A e B non sono certo esenti da magagne, sulla prima in particolare gli stop al servizio sono frequentissimi. Tanto che a gennaio i passeggeri, esasperati dopo l’ennesimo guasto, bloccarono il traffico in via Appia per manifestare la loro rabbia, aggredendo anche i poliziotti intervenuti per liberare la strada. E lo scorso 25 settembre è bastato un temporale a far chiudere le stazioni di entrambe le linee del metrò a Termini, tagliando così in due tutta la subway capitolina: l’acqua entrata dalle griglie di ventilazione (il ricambio d’aria è uno dei punti deboli della «A») aveva allagato i binari.
Così, mentre Bianchi, Veltroni e l’assessore alla Mobilità Mauro Calamante illustrano i progetti per le nuove linee (il prolungamento della B, la B1, dovrebbe essere pronto nel 2010, la C in parte nel 2013 e tutta nel 2018, la D invece dovrebbe vedere i primi cantieri nel 2009), a causa dei lavori di messa in sicurezza la linea A ha anticipato lo stop al servizio, e chiude ogni sera alle 21. «Metteremo sullo stesso piatto della bilancia - disse all’indomani della nomina Bianchi - il miglioramento della qualità del servizio, il funzionamento dell’azienda e gli aumenti di stipendio legati alla produttività per i lavoratori». Considerando come sta andando la prima delle tre voci, ci vorrà tutta l’esperienza da sindacalista del presidente per tenere buoni i dipendenti.