I tre che bruciarono l’indiano ora si accusano a vicenda

NettunoRogo di Nettuno: tutti contro tutti. A dare il via allo scambio di accuse tra i tre «balordi» è Samuele F.: «Vogliono incastrarmi» dice. Ma il sedicenne viene trasferito in cella. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip del Tribunale dei Minori di Roma al termine di un breve interrogatorio di garanzia in cui il ragazzo ha negato ogni responsabilità. Alla base della decisione del magistrato la pericolosità sociale di Samuele, detto «il Gonzo».
In attesa di un confronto a tre, invece, il gip della Procura di Velletri Roberto Nespeca si riserva entro oggi la decisione di convalida del fermo per gli altri due presunti aggressori di Navtej Singh, Gianluca Cerreto e Francesco Bruno, 19 e 29 anni. Motivo? Le reciproche accuse messe a verbale nel carcere di Velletri fra i due maggiorenni che alimentano dubbi. Giornata fitta di interrogatori e «scaricabarile», insomma, per i tre giovani accusati di aver malmenato, cosparso di vernice e benzina, quindi dato alle fiamme il barbone indiano di 36 anni mentre dormiva su una panchina alla stazione di Nettuno, vicino Roma.
Il primo a comparire davanti ai magistrati è stato Samuele. Un faccia a faccia durato mezz’ora con il giudice minorile e in cui il ragazzino ha negato ogni responsabilità del tragico assalto al clochard. Non solo. Secondo il suo legale Samuele avrebbe raccontato di non esser stato in grado di impedire l’aggressione. «Il ragazzo ha fornito un atteggiamento di collaborazione - spiega l’avvocato Ciro Palumbo - e una descrizione storica dei fatti. È cosciente di ciò che è accaduto, non si disconosce come compartecipante all’evento, ma non avrebbe mai voluto che l’evento stesso prendesse quella piega. Si è anche attivato, una volta capiti gli intendimenti dei compagni, per impedire il fatto più grave, che è quello dell’incendio. Non ha cercato di domare le fiamme ma ha posto in essere degli atti finalizzati a che non si verificasse l’incendio». Tutt’altra cosa quella raccontata alla madre Fabiana il giorno prima. «Quando si è reso conto che il barbone stava bruciando - dice la donna - Samuele ha preso dell’acqua da una fontanella e l’ha lanciata per spegnerlo mentre gli altri scappavano. Lui non c’entra niente».
Accuse reciproche quelle lanciate anche dagli altri due presunti aggressori durante i rispettivi interrogatori di garanzia: «Non sono mai sceso dall’auto: sono stati gli altri due» dice il diciannovenne. Stessa storia l’altro. Insomma «amici-serpenti» che, pur ammettendo di essere presenti al raid, non si attribuiscono responsabilità. Secondo fonti giudiziarie, Francesco Bruno, in particolare, avrebbe decisamente scaricato sul minorenne la responsabilità delle gravi ferite riportate su buona parte del corpo dell’indiano. Gianluca Cerreto, invece, avrebbe sostenuto di non aver assistito materialmente alla parte conclusiva dell’aggressione.
Entrambi i maggiorenni, inoltre, hanno dichiarato di non aver preso parte neanche al pestaggio iniziale, con tanto di sfottò preliminari, su Navtej. Anzi, giurano di aver tentato di evitare che la situazione degenerasse. Ognuno di loro ha affermato di essere rimasto in macchina e che a colpire l’indiano sarebbero stati gli altri due. Parole a dir poco discordanti; dunque la decisione del pm Giuseppe Strangio di mettere i tre a confronto. «Non posso che apprezzare la decisione del magistrato di riservarsi - commenta l’avvocato Marco Benedetto, difensore di Bruno -. La sua scelta è stata mossa dallo scrupolo vista la complessità della vicenda». Benedetto e il collega Francesco Scotto D’Apollonia, legale di Cerreto, confidano in una attenuazione della misura restrittiva per i loro assistiti. Il sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta ribadisce che, in caso di dibattimento, l'amministrazione si costituirà parte civile. Stazionarie, intanto, le condizioni dell’extracomunitario gravemente ustionato ricoverato al Sant’Eugenio. Domani l’intervento chirurgico per il trapianto di cute necessario alla sua sopravvivenza.