I tre moschettieri

In Daghestan si preparano all'inverno, lungo e rigido secondo letteratura. Eto'o Samuel ha l'armadio pieno di cappotti ma improvvisamente è stato preso dalla voglia della primavera milanese, meglio interista. Dalla Russia con amore di Moratti, qualche romantico così interpreta il desiderio del camerunense di tornare, per qualche mese, a vestire la maglia nerazzurra, da novembre a marzo lassù cade la neve e chiudono gli stadi di football, l'Anzhi di Kerimov si allenerà, a Mosca, come sempre, millecinquecento chilometri da casa, Makhackala, la capitale del Daghestan dove la squadra gioca le sue partite casalinghe. Sarebbe come se il Bari si allenasse a Parigi per giocare poi al San Nicola due volte al mese. In Caucaso si può e Samuel Eto'o ha avuto un'intuizione: perché debbo restarmene nella steppa quando posso andare ad Appiano Gentile? Perché non abbandonare via Tverskala per Montenapo o il Bolshoi per la Scala? Questo il sogno del fanciullo da diciannove milioni di euro all'anno, inverno compreso. In verità a Mosca la pensano in maniera opposta, io ti pago e da qui non ti muovi, se non per turismo, l'Anzhi non fa sconti, esige, pretende, ci mancherebbe pure. E se Eto'o si dovesse infortunare durante il periodo interista? Chi risarcirebbe il club? Moratti? L'Uefa? Amnesty? Dicono che sia il nuovo corso dello sport. Dicono, non so bene chi, ma so perché.
E' la moda, ormai, si affittano campioni, si va in giro a raccogliere denari, ogni lasciata è persa. Eto'o viene dopo Kobe Bryant, al posto della pausa invernale ecco la battaglia sindacale e lo stop alla Nba, dunque chi si ferma è perduto, l'Italia è terra di approdo e di accoglienza, basta pagare e si sta da re, se poi il profugo, si fa per dire, è pure un campione alleluja. Bryant alla Virtus Bologna, Gallinari a Milano, affittopoli, nel senso buono, sono gli esempi che ormai lo sport è un albergo a ore, si entra, si consuma, si ricompone il bagaglio e si torna all'origine. Los Angeles deve essere davvero una cosa strana, a parte Hollywood, già David Beckham aveva traslocato dai Galaxy al Milan, per qualche dollaro in più, Rodeo Drive non vale via della Spiga e dintorni, volete mettere il fascino del Giuseppe Meazza di San Siro con il Depot Center di Carson? Il Milan fece il colpo, l'affare fu del biondo con spice woman appresso. E tutti costoro, gli esempi finora fatti, sono gli stessi pronti a baciare la maglia, a dichiarare fedeltà, amore eterno per poi scoprire che la passione ha scadenza come il latte e le uova, si può sempre pensare di farsi qualche mese di ferie pagate in un altro mondo, niente affatto virtuale, stranamente questo territorio è l'Italia. Siamo uomini o caporali?
C'è piuttosto la ricerca affannosa e affannata del business, il "progetto" di attirare attenzione e pubblico, media e sponsor, in un momento di nebbia tecnica e patrimoniale, Beckham al Milan era un'operazione di immagine e di marketing per il mercato di lingua anglosassone e per rispondere allo strapotere dell'Inter, Bryant e Gallinari sono le ballerine del can can mentre sale la polvere dai legni del palcoscenico della pallacanestro, Eto'o all'Inter è la cravatta di Marinella su un abito strappato dalla campagna acquisti e dai licenziamenti degli allenatori. Sotto il vestito niente, dunque, calcio e basket cercano di truccarsi per sfuggire al logorio dello sport moderno. Il campione in prestito è una formuletta malinconica, per il campione medesimo e per il club locatario, è una dimostrazione di impotenza, è la Ferrari noleggiata per il week end per far perdere la testa alla morosa.
Eto'o dice di provare nostalgia per l'Inter morattiana, strano che lo stesso sentimento antico e romantico non abbia graffiato il cuore di Roberto Carlos che venne spedito lontano da Milano dagli stessi eventuali affittuari di oggi. Ma è inutile analizzare episodi che, per il momento, servono soltanto a scaldare la fantasia dei tifosi, Bryant, Gallinari, Eto'o, sicuramente cambiano il film ma non è una storia vera, piuttosto una finzione che droga gli appassionati, le partite e la classifica. Chi ne ha voglia si accomodi, gli spacciatori non aspettano altro.