«I tre prigionieri italiani stanno bene ma se nessuno ci ascolta li fuciliamo»

«L’Agip deve smetterla di offrire soldi: noi lottiamo per la liberazione della nostra gente, non per il denaro. Siamo cristiani, Al Qaida non ci piace»

Gli ostaggi italiani in Nigeria stanno bene, anche se uno ha avuto problemi di dissenteria. Ai familiari in Italia i guerriglieri che li hanno rapiti dicono di stare tranquilli, ma sono sempre pronti ad ucciderli se l’Agip continuerà ad offrire soldi per il rilascio e non verranno liberati i loro compagni di lotta in carcere.
Parola dell’enigmatico Jomo Gbomo, che si presenta come capo supremo del Mend, il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, che sta sfidando a mano armata il governo con ripetuti attacchi alle compagnie petrolifere straniere. Gbomo, che è un nome di battaglia, dialoga solo via posta elettronica, ma ha dimostrato di essere quello che dice distribuendo alla stampa le foto degli ostaggi italiani Francesco Arena, Roberto Dieghi e Cosma Russo sequestrati assieme al libanese Salibam Iman. In quest’intervista esclusiva a il Giornale, con domande e risposte scritte, Gbomo spiega che i guerriglieri sono cinquemila, in gran parte cristiani, che combattono per il controllo delle risorse energetiche del Delta ed il federalismo. Alla fine augura pure «Buon Natale e uno splendido anno nuovo».
Quali sono le condizioni dei tre ostaggi italiani e del loro collega libanese che avete rapito il 7 dicembre?
«Gli ostaggi sono in buone condizioni fisiche. Uno di loro, Roberto (Dieghi, nda) ha sofferto per un attacco di dissenteria, ma suppongo che adesso si sia ripreso».
Ha un messaggio da parte degli ostaggi?
«Non ho alcun messaggio da riferire. Abbiamo deciso di interrompere i contatti fra loro e il mondo esterno, dopo che l’Agip ci ha fatto apparire come criminali in cerca di un riscatto».
Oggi è la vigilia di Natale. Almeno ha qualche messaggio per i familiari degli ostaggi?
«Desideriamo far sapere alle famiglie che i loro cari sono al sicuro e non verrà torto loro un capello, ma ad una condizione. L’Agip deve smetterla di cercare di ottenerne la liberazione attraverso il pagamento di un riscatto. La nostra minaccia di fucilarli è reale. Se li rilasciassimo verrebbe detto che lo abbiamo fatto per un riscatto. I nostri combattenti vorrebbero sparare agli ostaggi e restituire i corpi ai responsabili dell’Agip solo per far capire che si sbagliano».
In cambio della vita degli ostaggi avete chiesto la liberazione dell’ex signore della guerra Al Haji Mujahid Dobuko-Asari e dell’ex governatore Diepreye Alamieseigha. Perché questi due personaggi?
«Non domandiamo solo il rilascio di Asari e Alamieseigha, ma anche di coloro i quali, originari del Delta del Niger, sono imprigionati dal governo. Per questo chiediamo che vengano liberati altri due prigionieri (oltre ad Asari e Alamieseigha, nda), non importa chi, purché siano originari del Delta ed incarcerati con accuse di terrorismo.
State negoziando con il governo per lo scambio fra gli ostaggi e i prigionieri?
«Non stiamo negoziando con nessuno, né il governo, né altri».
Avete preso contatto con il governo italiano?
«Non abbiamo nulla da dire ai rappresentanti del governo italiano che già non conoscano. Sanno bene qual è la situazione nel Delta del Niger e la sofferenza della popolazione a causa del governo nigeriano e delle compagnie petrolifere. Quel poco che non sanno lo aggiungo io. Il Mend si sta rafforzando e arriverà il momento in cui il governo italiano, come altri governi, perderà la possibilità di sfruttare il petrolio, intriso di sangue, nel Delta del Niger».
In definitiva cosa volete?
«Il Mend rappresenta la volontà della gente del Delta di controllare le risorse donate da Dio e di vivere in pace. Per anni abbiamo creduto che organismi come le Nazioni Unite fossero la nostra salvezza per evitare le sofferenze inflitte dal governo nigeriano e dalle compagnie petrolifere. Ora sappiamo che il nostro destino è solo nelle nostre mani».
Volete creare uno Stato indipendente del Delta del Niger?
«Ci battiamo per il controllo delle risorse energetiche e per un vero federalismo. La disgregazione della Nigeria sarebbe un disastro. La Nigeria deve mantenersi unita, ma con una legislazione che rispetta culture e religioni di tutte le comunità di questo Paese».
È vero che siete aiutati da Al Qaida?
«Siamo cristiani, per la stragrande maggioranza, e disprezziamo i gruppi fanatici come Al Qaida che hanno scarso rispetto della vita umana. Non saremo mai loro alleati. I musulmani nel Delta del Niger sono una minoranza insignificante di convertiti».
Quanti uomini conta il Mend?
«Quasi 5000 combattenti, dei quali 2000 attualmente attivi. Nella nostra regione i giovani sono disoccupati e se volessimo potremmo reclutare cinquemila uomini al giorno».