An, i tre «talebani» replicano a Gadolla

«Talebano sarà lui!»: è la replica, alla maniera di Totò, che tre autorevoli esponenti di An - il senatore Giorgio Bornacin, il capogruppo in Regione Gianni Plinio e il membro dell’assemblea nazionale Alfio Barbagallo - indirizzano al presidente provinciale Gianfranco Gadolla. Che aveva dichiarato nei giorni scorsi: «In Alleanza nazionale ci sono focolai di talebani che pensano di essere ancora al governo del partito». Accusa pesante, che ha suscitato una reazione altrettanto dura: «Se fossimo davvero dei talebani, come insinua l'amico Gadolla - dichiarano congiuntamente Bornacin, Plinio e Barbagallo - né l'avremmo, a suo tempo, accolto fra noi e neppure sopportato tutte le sue eccentricità politiche. Essendo, invece, uomini di partito che lo hanno difeso soprattutto nei momenti più difficili non consentiremo di danneggiarlo a chi, solo per aver finalmente vinto un congresso in maniera peraltro assai dubbia, pretenderebbe di guidare An da prepotente e con spirito correntizio». Dopo il primo affondo di sciabola, parte subito il secondo: «Non ci riesce di ricordare un presidente provinciale così obnubilato dal settarismo da approfittare di una presentazione delle liste elettorali non già per attaccare il fronte avversario bensì per riattizzare la piccola polemica interna. Bene ha fatto Gianfranco Fini a tirare a Gadolla, di fatto, le orecchie disponendo un riequilibrio delle liste elettorali troppo scompensate e talora purgate a favore dei suoi supporter congressuali. Prendiamo atto - insistono Bornacin, Plinio e Barbagallo - che le sole candidature esterne di prestigio sono quelle da noi acquisite dal momento che la nuova dirigenza non è riuscita ad aggiungerne altra. Quando, poi, Gadolla, che in An ha notoriamente trascorso una vita da anarchico, invoca la disciplina di partito nei confronti di chi ha aderito, peraltro a titolo personale, ad una iniziativa referendaria per abrogare una legge che, aiutando gli immigrati clandestini, stravolge lo stesso spirito della Fini-Bossi è un po' come quando il bue dà del cornuto all'asino. Essendo alle prese con una difficile campagna elettorale vorremmo, infine, ricordare a Gadolla, che non sembra averlo ben capito, che l'avversario da battere e per cui occorre profondere ogni sforzo non sta all'interno del proprio partito ma dall'altra parte e cioè a sinistra».