I tremila pianeti extrasolari dove si nasconde un'altra vita

A renderla possibile potrebbe essere ossigeno di origine non biologica. Al via una ricerca sostenuta da Hawking e Zuckerberg

di Gianluca Grossi

Dagli anni Novanta a oggi sono stati scoperti 3.560 esopianeti, corpi celesti che ruotano intorno a stelle che non sono il Sole. Può sembrare normale, ma fino a una ventina di anni fa, nessuno poteva dire con certezza che esistessero pianeti oltre i confini del nostro sistema solare. Poi giunse una notizia dall'Osservatorio di Ginevra: due studiosi, Michel Mayor e Didier Queloz, scoprirono un corpo celeste che ruotava intorno a una stella situata nella costellazione di Pegaso, a 47 anni luce dalla Terra. Anni di ulteriori ricerche hanno portato gli scienziati a ipotizzare che non è molto lontano il giorno in cui potremo fare luce su forme di vita extraterrestre. La scoperta del primo mondo abitato è, insomma, sempre più vicina. Ma oggi a che punto siamo?

Le tecniche per «scansionare» i pianeti extrasolari si stanno affinando sempre più. Il metodo del transito, per esempio, consente a un telescopio di puntare le antenne su una particolare stella, per poi aspettare che un corpo celeste ne oscuri una parte, permettendoci di arrivare indirettamente a presupporre l'esistenza di un pianeta. Ma siamo solo agli inizi della sfida. Perché l'identificazione di un corpo celeste ha davvero senso se è possibile paragonarlo alla Terra; da qui, infatti, si può arrivare a immaginare la presenza della vita.

Che cosa ci frena? La difficoltà fondamentale è legata all'attuale incapacità di valutare appropriatamente l'atmosfera dei pianeti extrasolari e la loro natura geologica. Un pianeta deve essere ricco di ossigeno e avere una struttura rocciosa. Parametri che al momento si possono solo supporre, perché gli strumenti a disposizione non sono abbastanza potenti.

Scientific Reports fa delle ipotesi; e assicura che l'ossigeno dei mondi extrasolari potrebbe non essere di origine biologica; in pratica suggerisce che il prezioso elemento possa essere indipendente dall'azione delle piante, che con la fotosintesi producono ossigeno sulla Terra da 3,5 miliardi di anni. Altrove potrebbe derivare da reazioni coinvolgenti l'ossido di titanio, abbondante, per esempio, nei meteoriti e sulla Luna. L'idea più bizzarra è che possano esistere pianeti che ospitano animali, ma non vegetali.

Il telescopio Hubble è riuscito a indicare cinque pianeti con caratteristiche chimico-fisiche più vicine a quelle dei pianeti terrestri (Mercurio, Venere, Marte, Terra), rispetto ai giganti gassosi come Giove o Saturno. La prima suggestione riguarda il pianeta extrasolare a noi più vicino, scoperto l'estate scorsa. Orbita intorno a Proxima Centauri, astro che brilla ad «appena» 4,2 anni luce da noi. In termini astronomici è come parlare di una località dietro l'angolo. Proxima Centauri b, come è stato battezzato, occupa la cosiddetta «habitable zone»; trovandosi a una distanza dalla stella che consentirebbe la presenza di acqua allo stato liquido; presupposto fondamentale per la vita. I calcoli stimano che si potrebbe trattare di un oceano pianeta, vale a dire un corpo celeste di natura terrestre completamente ricoperto di acqua.

La missione Kepler ha fatto luce su Kepler-438-b, a 472 anni luce dal sistema solare. È il pianeta potenzialmente più simile alla Terra (ma anche a Venere). Simili le temperature in superficie e le dimensioni. Gliese 667 Cc è più lontano e gira intorno a una stella più piccola del sole, ma consente una temperatura media di 13°C. Ce ne sono altri, ma non si può andare oltre con le supposizioni e in ogni caso rimangono, per ora, distanze impercorribili. Le nuove speranze sono affidate al progetto Breakthrough Strashot, che punta a inviare una flotta di sonde in grado di viaggiare ad altissima velocità (pari al al 20% della velocità della luce) per 41mila miliardi di chilometri. Inviate dalla Terra potrebbero raggiungere le estremità del sistema solare in tre giorni. Direzione, Alpha Centauri, a due passi dal pianeta extrasolare Proxima Centauri b. Il progetto è appoggiato anche da Stephen Hawking e da Mark Zuckerberg e finanziato dal magnate russo Yuri Milner. Prevedibilmente potrà effettuarsi nel 2069. Ma quanto siamo lontani dallo scoprire la vita?

Per la Nasa la troveremo entro il 2025; per il Seti (Ricerca di intelligenza extraterrestre) entro il 2040. La possibilità più concreta e realistica è che si possano valutare dei parametri specifici e in base a ciò ipotizzare seriamente la presenza di attività organiche. Caleb Scharf del Columbia Astrophysics Laboratory di New York, e Leroy Cronin dell'Università di Glasgow, in Inghilterra hanno messo a punto una formula matematica proprio a questo scopo. È in grado di valutare per ogni pianeta il numero di composti chimici (comprese proteine, zuccheri e grassi) e la quantità di «mattoni elementari» necessari a un organismo per nutrirsi e riprodursi.

E forse allora potremo davvero dare credito alla previsione dell'astrofisico statunitense Frank Drake, che nel 1961, ormai ben 56 anni fa, espresse la sua ottimistica opinione sulla possibile esistenza di civiltà tecnologiche: 600mila mondi avanzati nella sola Via Lattea.