I trentenni azzurri mettono Donadoni nei guai

Claudio De Carli

Otto cambi più il portiere, Italia-Turchia di domani sera rischia di diventare un gran serraglio, con il ct Roberto Donadoni che metterà in campo più facce possibili: «Perché questa amichevole in onore di Giacinto Facchetti - spiega -, è programmata per dare spazio a chi ha avuto meno occasioni e consentirmi di poterlo valutare meglio». Una risposta plausibile e chiara che ha praticamente scatenato l’inferno: e Totti? E Nesta?
«Con Totti resta valido l’accordo che abbiamo preso. Lui sta crescendo nella condizione e sta superando i suoi problemi con la caviglia, lo si capisce da come riceve la palla e poi la gioca. Un mese fa non si potevano dire le medesime cose. Ma non c’è alcun imbarazzo a parlare di questo e non è affatto vero che sta diventando un problema riavvicinare Totti alla maglia azzurra. È lui, con le sue prestazioni, che si mette nelle condizioni di essere richiamato. Manca solo una mia telefonata? No, manca solo continuità da parte sua». Toni calmi ma situazione che potrebbe aprire a un nuovo scenario: dopo Totti, ecco Nesta, i trentenni stanno mollando l’azzurro? Il ct fa una piccola smorfia e risponde: «Di Nesta me ne state parlando voi, io non l’ho convocato perché voglio vedere altra gente... quanti anni ha? Trenta? Ma allora se si comporta così sbaglia - esclama il ct -. Uno come lui ne ha ancora da fare! Forse viene da un periodo difficile e fra due mesi cambia nuovamente idea. Ma io non ne so niente e non posso entrare nella testa dei giocatori. Nesta è ancora integro, sbaglia se pensa a questo, anche se sono decisioni da rispettare». Poco entusiasmo nell’arringa? Il ct non nasconde il suo malessere: «A trent’anni usurati? Calma, stiamo parlando di due giocatori, forse, e non di dodici».
Il caso non è chiuso, ma il ct chiede di parlare dei convocati e non degli assenti: «Perché Gilardino e non Inzaghi? Non c’è risposta è così e basta. E poi Gilardino sta giocando anche nel Milan, è giovane e bisogna aiutarlo». È un ct che mantiene una gran voglia di scendere in campo e fatica a nasconderla: «Brocchi convocato come omaggio alla carriera? Non diciamo stupidaggini, in Nazionale si va per quanto si sta facendo oggi, non per quello che si è fatto ieri. Altrimenti mi convocherei anch’io».
Ci sarebbe spazio anche per qualche inezia, tipo a chi darebbe il Pallone d’Oro, cosa ne pensa della crisi del Milan, del campionato anticipato, di Aquilani e del boom dei centrocampisti. Risposte ovvie con un distinguo su Buffon: «È vietato votare per un giocatore italiano, quindi ho dato il mio voto per un altro, ma secondo me lo meriterebbe lui». E lui era qualche gradino sotto: «Trentenni vuoti? Il calcio è andato avanti con nuove regole e tecnologie, ma il calciatore è rimasto quello di prima, con la stessa testa e lo stesso fisico, e si gioca troppo. Io comunque se non fossi stato convocato ci sarei rimasto troppo male. Il Pallone d’Oro? Non mi cambierà la vita, ma se me lo danno mi riempirà d’orgoglio».