I turisti: «No alla tassa di soggiorno»

Virginia Polizzi

Un coro di no. Questa la risposta dei turisti e degli albergatori all’idea del Campidoglio di mettere una tassa per soggiornare a Roma. La proposta è arrivata due giorni fa dall’assessore al Bilancio Marco Causi. Ma se si chiede per le strade del centro cosa ne pensano i diretti interessati, la reazione è sempre la stessa. «Non sono d’accordo», dice Marco da Firenze. «Non credo sia giusto», gli fa eco Agnes, ragazza parigina. «Già qui gli alberghi costano molto più che da noi. Non sono riuscita a trovare nulla al di sotto dei 50 euro», e per questo ha scelto, insieme alla madre e alla sorella, di pernottare in un ostello della gioventù.
E poi Turchi, Greci, Giapponesi. L’idea di Causi non piace a nessuno. I turisti, che già si lamentano dei prezzi troppo alti per dormire, per mangiare, per entrare a una mostra, si chiedono perché dovrebbero pagare anche un euro per ogni stella dell’albergo in cui pernottano. Da un euro per un hotel a una stella e fino a cinque euro a notte per uno di cinque, nelle intenzioni del Comune. «Noi stiamo all’American Palace, un 4 stelle - racconta Michtat, un turco con famiglia al seguito - . Siamo in cinque. Quindi dovremmo pagare 20 euro in più a notte, che per sette notti... Insomma sono soldi. E poi già i musei e i monumenti costano tanto».
Nessuno conosce la proposta, specialmente gli stranieri. Chiedono sbigottiti se già la stanno pagando e quando spieghi loro che potrebbe essere una tassa per il futuro arricciano il naso. Non ne vedono il motivo e se ne vanno. Più interessati i turisti italiani. «Ho letto qualcosa - dice Claudio da Torino - e vorrei sapere dove finirebbero i soldi?». I soldi, secondo chi ha fatto la proposta, servirebbero a rimpinguare i fondi per «interventi di conservazione, pulizia e decoro urbano del centro storico e il mantenimento dei beni culturali». Ma i turisti non credono di dover essere loro a pagare, o comunque a contribuire a questa spesa.
Sulla stessa linea anche gli albergatori. Dall’Hotel dei Borgognoni, un 4 stelle dietro Piazza San Silvestro, sono convinti che i «turisti protesterebbero». Molto più critico è il titolare del Park Hotel Amaranto, sulla Laurentina: «Alla fine sarebbe una tassa che andrebbe sulle nostre spalle. Perché - aggiunge - se aumenti troppo il prezzo delle camere il cliente se ne va. Quindi si farebbe una cosa forfettaria che alla fine dei conti graverebbe sulle nostre tasche». Stesso ragionamento che fa il portiere dell’ Hotel Siena, centro storico, che in più fa notare: «Non capisco perché vanno sempre a colpire gli stessi soggetti. Noi albergatori facciamo ogni giorno più fatica ad andare avanti e continuano a spremerci. Invece agevolano altre strutture come conventi, campeggi e ostelli della gioventù, a cui la tassa non sarebbe applicata, che sono sempre più pieni di clienti».
Secondo uno studio di due anni fa si stima che questo contributo di soggiorno porterebbe alle casse comunali circa 30milioni di euro l’anno. Una bella cifra. Ma albergatori e turisti, appare evidente, non sono poi così disposti a scucirla.