I vampiri non mordono più. Ora sono romantici

Atteso dagli adolescenti di tutto il mondo, arriva nei cinema <em>New
Moon</em>, il secondo episodio della saga di <em>Twilight</em>. Dopo l’epoca horror
di Klaus Kinski e quella dark di Tom Cruise, con Robert Pattinson siamo
in piena era esistenziale

Una volta era Nosferatu, il terribile non morto. Quello, per intenderci, che sullo schermo fu interpretato dal fantomatico Max Schreck (il nome in tedesco suona come «Massimo Terrore») e poi dal sulfureo Klaus Kinski. Insomma un vampiro che nulla aveva di tranquillizzante, che davvero incarnava il male, dando volto e zanne ai demoni delle epidemie vampiriche seicentesche e settecentesche. Chi tornava dalla tomba, per predare il sangue dei vivi, per succhiare linfa vitale (e anima), era sì un seduttore, ma un seduttore feroce. Ora, invece, mentre gli adolescenti di mezzo mondo fibrillano nell’attesa del secondo episodio cinematografico della saga di Twilight (alla prima americana si è presentato un vero e proprio esercito di ragazzini) si respira di tutto tranne che catartica paura.

Il vampiro del ventunesimo secolo è young and smart (giovane e figo), con quello dell’antica tradizione ha poco da spartire. Non è rimasto molto della crudeltà di Vlad Tepes o semplicemente del personaggio romanzato da Bram Stoker. Nei libri della Meyer e anche nei film che ne derivano ci sono dei simpatici vampiri «vegetariani» (succhiano il sangue agli animali ma non agli uomini) o vampiri che come uno dei protagonisti principali della vicenda, il belloccio Edward Cullen, si nutrono solo di umani malvagi.

Insomma più che non morti si tratta di individui eternamente giovani, carismaticamente misteriosi, eternamente incompresi. Quasi semidei delle saghe nordiche, o elfi tolkieniani, che al posto del veloce destriero hanno una fiammante auto sportiva (una Aston Martin Vanquish V12 nel caso di Edward Cullen). Quasi dei super adolescenti, travagliati da tutte quelle violente pulsioni che caratterizzano la forza vitale dei sedici anni, ma senza l’obbligo di crescere. Di invecchiare mentalmente e moralmente sì, ma di crescere, arrendendosi all’«adultitudine» (che è senso della propria morte), no. Ecco spiegato allora il successo, ecco spiegata la coda che da oggi caratterizzerà le sale dove si proietta New Moon, gli scaffali delle librerie che torneranno ad essere presi d’assalto, oppure gli spasmodici tentativi di procurarsi un ingresso alla festa di stasera a Montepulciano, dove sono state girate alcune scene appunto di New Moon. Anche perché se la kermesse è agli ex macelli, al posto del sangue ci sarà una molto più innocua «degustazione di salumi, formaggi, olio extravergine di oliva e Vino Nobile di Montepulciano tra gadget, libri e oggetti legati al film».

Ecco: i wampyr che terrorizzarono le notti dei religiosissimi contadini carpatici adesso sono diventati molto più educati e buongustai. Non rispecchiano il lato oscuro della nostra anima, quanto piuttosto il suo lato vanesio e botulinico. Sono allegramente superoministici e molto invidiabili. Nessuno vuole più scappare dal vampiro. Noi, i giovani in prima fila, vogliamo essere il non morto. E senza arrivare a dire, i soloni sono noiosi, che la non morte dorata è invidiabile per chi si accontenta di una pigra non vita, il fenomeno resta interessante. Ma non è esploso tutto in un colpo, anzi. E come si addice al postmoderno, è partito prima dal fumetto e dal cinema, poi è esploso sulla carta stampata con Twilight, e poi al cinema e alla rete è tornato con la forza di un’onda di piena.

All’inizio fu Coppola con il suo Dracula: nonostante le presunte ascendenze stokeriane aveva al centro un elegantissimo ed innamoratissimo Gary Oldman, perfetto per convincere tutti che l’amore vince sempre (soprattutto se si riesce a convincere la nostra lei a bere dell’assenzio). Poi fu Intervista col vampiro, filmone molto ormonale in cui a colpi di Brad Pitt, Tom Cruise e Antonio Banderas la bellezza romantica è stata definitivamente inchiodata alla bara del vampiro (il romanzo originale della Rice era in realtà più virato sul cupo). A quel punto per le Buffy, gli Angel, i Blade e i True Blood e le varie declinazioni di Twilight la strada era tutta in discesa.

Non è detto sia un male. L’adolescenza ha sempre bisogno di personaggi transizionali in cui identificarsi. Sono personaggi belli e dannati per antonomasia. Belli, dannati e eternamente bamboccioni però è un po’ troppo. Lo diceva anche Buffy ad uno dei suoi tanti amici-nemici coi canini aguzzi: «Ma cresci...».