I vandali rossi della fontana? Veri artisti

A sentirne parlare, nel pomeriggio di ieri, la reazione fu di immediata simpatia per l’autore del gesto, non conoscendone l’entità, e valutandone il carattere di burla senza danni per il monumento. Così le mie dichiarazioni alle agenzie furono sdrammatizzanti e paradossali rispetto alla dominante «verde» che, indignata, esecrava. Ma a vederla, a vederla oggi nelle fotografie sui giornali! Quale rinnovato divertimento che le parole non possono descrivere! Quell’effetto di gazpacho, di zuppa di pomodoro fredda nel piatto settecentesco, e il felice contrasto con il bianco del prospetto e delle sculture. Da ringraziare, e da conservarla così per qualche tempo e invece la smodata reazione del nuovo segretario del Partito democratico, le parole pronunciate con tono grave e voce bassa: «Quanto è accaduto oggi alla fontana di Trevi è stato davvero molto grave. È un’offesa a Roma per fortuna senza gravi conseguenze. C’è gente che non perde occasione per dimostrare di voler male alla città».
Fatico a capire. Dov’è il male; quali sono le conseguenze, se non gravi; e perché davvero. In quel «davvero» c’è tutto Veltroni. Come può un gesto divertente offendere la città? D’altra parte non doveva essere «davvero» così grave se nel resoconto del vicecapo gabinetto del sindaco, Luca Odevaine, si dice che, già alle 22, «a tempo di record, la fontana era completamente ripulita». Si può discutere la quantità di valore estetico del divertimento, ma non si può discutere che il gesto si sia fermato nel più autentico spirito dell’avanguardia. E non si capisce perché le baggianate di Maurizio Cattelan o, prima, gli impacchettamenti di Christo abbiano avuto ammiratori deliranti e critici assolutamente favorevoli. Così come i concerti al Colosseo e tutte le imprese Son et lumière che hanno illustrato Roma e i suoi monumenti per maggior gloria del sindaco. E perché Veltroni invece di preoccuparsi della grave offesa di un gesto innocuo non si è pronunciato sull’immondo ascensore che svetta dietro il Vittoriano?
La ragione potrebbe essere nel fatto che l’ignoto, e forse presto riconosciuto autore della coloritura, ha agito nell’illegalità senza essere autorizzato come l’architetto Richard Meier che ha stuprato l’Ara Pacis o i due vandali che hanno «sistemato» piazza San Cosimato. Quelli sono stati benedetti da Veltroni. Ma intanto per qualche ora la fontana di Trevi si è rivista con la stessa emozione di quando vi si bagnò Anita Ekberg. Un ritorno della Dolce Vita. Ma anche, per Veltroni un richiamo a quel rosso da cui si è voluto allontanare. Lui che non è mai stato comunista.
Vittorio Sgarbi