I varesini scendono dal Carroccio e tifano Italia

nostro inviato a Varese
Fortuna che sono innocui. I ghanesi. Altrimenti grandi e grossi come sono, grandi e grossi come Pappoe, tanto per fare un nome, qualche imbarazzo l’avrebbero procurato nella tifoseria azzurra, riunita ieri sera in piazza della Repubblica a Varese davanti al maxischermo, allestito, con la benedizione della Lega. Ripetiamo alla moviola: con la be-ne-di-zione della Le-ga. Certo fa un certo effetto scrivere che nella roccaforte del Carroccio, nella città del neosindaco, ovviamente leghista, Attilio Fontana, ieri sera fossero tutti, africani e no, chiamati a gufare gli azzurri.
Perché per usare le parole del direttore della Padania, Gianluigi Paragone, occorre augurarsi «che l’Italia esca prima, con tutti i disonori e le pernacchie che merita. Arroganti, ganassa, indegni e soprattutto senza palle, nel senso di quelle che ci vogliono per vincere...». Un editoriale senza troppe perifrasi il suo, che ha invitato e invita a non sentirsi affatto fratelli d’Italia. Un mondo alla rovescia, dunque, coi leghisti, che pur di veder naufragare l’unica Italia unita, quella del pallone, abbracciano i fratelli africani. E invece è andata come è andata. L’appello leghista nella città della Lega ha fatto flop per il semplice motivo che i ghanesi oltre che innocui sono gente di buon senso. Hanno preferito, come ci conferma al telefono il loro leader Frank Obeng, coordinatore della comunità africana in Lombardia, starsene nel chiuso delle loro case tra connazionali. Tra amici sicuri, di provata fede ghanese e non dell’ultim’ora, aggiungiamo noi. E così, nonostante la piazza messa gentilmente a disposizione dal Carroccio, affinché assaporassero più tranquillamente la vittoria della loro squadra del cuore sulla nostra squadra del cuore, meglio metabolizzare partita e risultato, parole ancora di Frank Obeng «davanti al Fu-Fu, il nostro piatto tradizionale a base di patate e sugo di carne o di pesce». E parlarne in famiglia, rigorosamente in famiglia della prestazione un po’ sfarfalleggiante di Kingston, o della difesa in linea guidata da Sammy Kuffour, affiancato dal roccioso Pappoe. E che dire di John Mensah e della coppia Appiah-Essien supportata da Amoah, e Pimpong? Già che dire? Qualsiasi cosa possibile, ma non in pubblico, ribadisce il nostro amico ghanese. Flop, si diceva. Anzi doppio flop. Perché nella piazza della Repubblica (nemesi storica, cari leghisti, nella scelta del luogo) il popolo varesino salta giù dal Carroccio e si ritrova unito, vestito d’azzurro. A fare la ola e a urlare, ragazzi e ragazze, donne e uomini, giovani e non più giovani che si disperano davanti alle occasioni mancate di Totti, Toni e Gilardino. E che esultano uniti, quando Pirlo rompe, finalmente, il ghiaccio. E suonano le trombe in piazza Repubblica, e si indossano parrucche tricolore. E si canta, tutti insieme, l’inno di Mameli. Perché anche qui, a Varese, è Italia. State tranquilli. A voi studio.