«I vecchi clientelismi dei nuovi governatori»

L’ex dirigente Pci: «Provo tristezza, speravo in un segnale di cambiamento»

Laura Cesaretti

da Roma

È preoccupato, Emanuele Macaluso, di come nelle regioni del Sud «la maggioranza vincente dell’Unione si appresti a governare dopo la disastrosa gestione della destra». Preoccupato perchè Macaluso è un convinto meridionalista, ed è un uomo di sinistra, a lungo dirigente di primo piano del Pci e poi coscienza critica del suo schieramento, e al momento non vede «i segnali di svolta in cui speravo» dal Mezzogiorno, se mai anzi «segnali di conferma di una deriva».
Cosa la preoccupa?
«Io sono convinto che la battaglia meridionalista vada rilanciata, come hanno annunciato i nuovi governatori. Ma non si combina nulla se non si ridiscute innanzitutto il ruolo stesso delle Regioni, che devono diventare strutture di autogoverno e motore di sviluppo e non centri di smistamento di una spesa che continua ad alimentare a dismisura burocrazia, parassitismo, clientelarismo. Siamo in una situazione che dovrebbe allarmare assai la classe dirigente del Mezzogiorno: basta sfogliare le ultime relazioni della Corte dei Conti».
Cosa dicono?
«Ho davanti agli occhi quella sul bilancio della Regione Sicilia: la spesa corrente è pari all’80,3% del totale. Com’è possibile che regioni così possano essere uno stimolo allo sviluppo? Fino all’anno scorso le regioni del Mezzogiorno hanno potuto usare per gli investimenti i fondi dell’Unione Europea. Ora questo finirà, i fondi per lo sviluppo della Ue non ci saranno più o saranno molti meno. Una riconversione drastica della spesa è necessaria ed urgente».
E però lei denuncia di non vedere alcun segno si svolta, neppure dopo il passaggio delle regioni principali del Sud all’Unione, che oggi governa in Campania, Calabria, Puglia, Abruzzo.
«Be’, leggo sui giornali che i primi atti di quei consigli regionali sono stati la moltiplicazione delle Commissioni, degli incarichi, l’aumento dei funzionari... Non è certo il segnale di cambiamento che speravo. Anzi, mi pare un segnale di conferma della deriva verso la dilatazione delle spese per la politica e la burocrazia regionale sotto le nuove amministrazioni. Ho letto su Repubblica le inchieste di Antonello Caporale, che parla della moltiplicazione dei posti per autisti, addetti stampa, consulenti, segretari in Calabria o in Campania. E ho provato tristezza e anche stupore, perchè non ho visto reazioni adeguate. Io spero che si apra una discussione su questo».
Anche nel centrosinistra?
«Alla guida di quelle regioni ci sono personalità di rilievo dell’Unione, che hanno cultura meridionalista: da Loiero a Bassolino, da Vendola a Del Turco. Io mi auguro che diano un segnale di cambiamento, perchè se vogliamo rilanciare la questione del Mezzogiorno e superare il divario crescente tra Nord e Sud non lo si può fare con questi sistemi di governo della spesa».
Loiero e Vendola sono appena arrivati al governo, ma Bassolino è già alla seconda legislatura. Qualche segnale di «svolta» dovrebbe già averlo dato, no?
«La Campania si è sicuramente riqualificata per alcuni aspetti di innovazione, sui beni culturali o sul turismo. E Bassolino ha avuto un tale consenso elettorale che tutti dicono che deve aver lavorato bene. Ma stiamo attenti ai segnali che si danno, perchè non basta il bene fatto in alcuni settori se non si dà il senso di una riqualificazione della spesa pubblica, del personale politico, di una rottura con i vecchi metodi di gestione del potere. Senza tutto ciò non decolla alcuna nuova politica».