I vecchi mobili aiutano la memoria (e l’arte)

Si inaugura domani la seconda mostra del ciclo Art in The City, all’interno dello spazio CinecittàDue Arte Contemporanea. Il progetto, nello scorso febbraio, aveva portato il duo Botto&Bruno a realizzare un lavoro site specific interessante. Altrettanto può dirsi di quello proposto da Flavio Favelli. La mostra già nel titolo presuppone una componente intima di non poco conto. La terza camera rappresenta infatti per Favelli un luogo importante, la stanza dove «ci si mettevano i mobili in più, le pere a maturare», quel posto della casa di infanzia dell’Appennino dove si tenevano gli oggetti ormai dismessi, ma che possedevano ancora valore affettivo. I lavori di Favelli infatti partono sempre da un passato che aiuta a tornare indietro nel tempo. Nelle sue installazioni, vecchi mobili, lampade, oggetti facenti parte delle case di una volta, tutto viene recuperato perché ritenuto importante, ai fini di una ricostruzione di un momento che non esiste più se non nella nostra memoria.
Favelli preleva questi oggetti preziosi e poi li rinchiude, simbolicamente anche, in un magazzino vicino alla casa in cui abita, per poi decostruirli, depurarli dal proprio significato estrinseco e riconsegnarli al pubblico comune con significati diversi.
Quello che presenta a CinecittàDue altro non è che un lavoro unico, riproposto in duplice copia. Non speculare, ma effettivamente identico. Lo spazio della galleria infatti, divisa da un muro che segna un’unica via possibile di approccio al lavoro, ripropone in due zone diverse la stessa installazione. Il risultato è emozionante. Già nella prima sala la sensazione è quella di ritornare bambini. Ogni pezzo in mostra è funzionale a un altro pezzo, e tutti insieme creano luoghi nei quali entrare e uscire, familiari ma allo stesso tempo estranei. Tutti i mobili, che vanno dalla testata di un letto a una sezione di un tavolo da ping pong, a una vecchia bottiglia di Martini, a una sedia in parte bruciata, fino ad arrivare a parti di vecchi bagni di ceramica rosa, sono posti su un grande basamento, una grande tavola che li fa sembrare parti di un quadro, quasi a voler essere una nuova natura morta.