I «veleni» di Di Canio contro Rossi e Lotito

Dal «tifoso integralista», in ritiro a Cascia, parole durissime per tutti, anche per gli ex compagni di squadra

Omar Sherif H. Rida

Aveva fissato questo appuntamento già da due settimane, Paolo Di Canio. Lo scorso 17 luglio, il giorno della presentazione con la sua nuova squadra, la Cisco Roma di Piero Tulli, il campione del Quarticciolo aveva risposto così a chi gli chiedeva i motivi del suo traumatico addio alla Lazio, della decisione del presidente Claudio Lotito di non rinnovargli il contratto: «Oggi, per una questione di rispetto, parliamo solo della Cisco. Sulla Lazio vi dirò tutto molto presto, e vi assicuro che soddisferete tutte le vostre curiosità».
E ieri, nel ritiro di Cascia, uno dei giocatori più amati di sempre dalla tifoseria laziale, non ha deluso le attese. Parole durissime per tutti, con Lotito e il tecnico Delio Rossi in primis, ma anche per gli ex compagni di squadra. «Da semplice “tifoso integralista” - ha attaccato Di Canio - non mi sento più rappresentato da questa squadra, da questo allenatore e da questa società. Di sicuro non metterò più piede all’Olimpico, neanche ai derby, fino a quando ci saranno questi personaggi. Quando andranno via, organizzerò una festa e la farò diventare un evento ogni anno: sarà il nostro giorno della Liberazione». Poi i giudizi, al veleno, sui singoli. «Delio Rossi? Sono rimasto molto deluso dall’uomo. Mai mi era capitato di conoscere una persona di 50 anni che non si prende le sue responsabilità. Ha detto che mi avrebbe proposto di far parte del suo staff tecnico: è un bugiardo e un falso perché, oltre a non avermi mai fatto una proposta del genere, non ricevo una sua telefonata da tempo. È un bravo allenatore ma anche un’aziendalista».
Quindi è la volta del presidente Lotito, definito «un tifoso romanista medio e mediocre travestito da laziale» e reo, secondo l’ex numero nove biancoceleste, di essere «un moralizzatore solo a parole. A me ad esempio deve ancora pagare due mesi di stipendio, e non è la prima volta che succede. Ma come, lui dice sempre che paga regolarmente? Io sono la prova vivente che non è vero, che è facile fare il bello con le parole». Inevitabile il riferimento a Calciopoli, per cui la Lazio dovrà scontare una penalizzazione di 11 punti nel prossimo campionato: «Dà fastidio che l’immagine della mia Lazio, dopo questo processo, sia quella di una società che ruba. Mi fa sorridere uno come Lotito che ha tentato di stare al tavolo con i potenti ma non ha raccolto nulla». Infine i compagni, alcuni dei quali vengono etichettati come «indegni di indossare la maglia biancoceleste». Frasi che faranno discutere, come dimostra il commento di un tifoso su un forum online: «Sono insulti dati dalla rabbia di chi non può più stare vicino a chi ama... Paoletto è istintivo, quello che sente dice, non ha peli sulla lingua, ma magari questa volta ha forse detto troppo, attaccando tutto e tutti».