I veleni di Ceranesi hanno fatto morire la giunta di Calorio

È finito sabato, con le dimissioni del sindaco, il lungo braccio di ferro con la maggioranza di centrosinistra

(...) «Il sindaco si è dimesso? Non ne sapevamo niente ma non c'è da stupirsi. Evidentemente anche nel dare le dimissioni il primo cittadino ha ritenuto di non comunicare niente a coloro che lo hanno sostenuto in campagna elettorale», è la reazione stizzita della diessina Paola Marsullo che cade assolutamente dalle nuvole alla notizia delle dimissioni del sindaco e preferisce non commentare il fatto politico.
Diverso l'atteggiamento dell'opposizione che più volte si è trovata sulla stessa lunghezza d'onda di Calorio in merito ai programmi. «D'altra parte c'erano unità di vedute nel fare», spiega Michele Scandroglio - coordinatore regionale di Forza Italia e consigliere di opposizione proprio a Ceranesi - che non lesina dichiarazioni di stima nei confronti dell'ex sindaco: «Ho raccolto con molto affetto il gesto del primo cittadino che si è dimesso, perché è di grande coraggio. Si è trovato in una situazione non districabile e ha fatto la cosa più giusta: ricorrere ai cittadini».
La crisi politica di Calorio, che, nonostante i suoi 29 anni (u scindichin, lo chiamano scherzosamente in paese con riferimento alla sua giovane età), è anche coordinatore provinciale della Margherita, è iniziata già a pochi mesi dalle elezioni con le dimissioni del vice sindaco (e precedente sindaco per due mandati consecutivi) Franco Moisello. Da quel momento è iniziata dalle file della maggioranza una progressiva diaspora da parte di consiglieri sia dei Ds sia dello stesso partito di Calorio, la Margherita.
Incompatibilità personale, ragioni caratteriali, atteggiamento prepotente e eccessivamente dirigistico del sindaco. Sono queste le ragioni ufficiali offerte di volta in volta da consiglieri e assessori nel ritirare il proprio appoggio al primo cittadino.
Ma Calorio non si è lasciato intimorire e ha tenuto duro. Fino a quando non è partita la fase delle pubbliche accuse e delle lettere anonime che attribuivano al sindaco diverse colpe. Da quella di aver assunto una segretaria personale a quella di voler chiudere tutte le scuole delle frazione e altro.
Il paese a quel punto si divide tra sostenitori e non. I partigiani di Calorio organizzano una raccolta di firme a favore del sindaco sottoscritta in pochi giorni da 900 cittadini su meno di 3000 elettori. Un confronto-scontro sfociato lo scorso 3 novembre in una assemblea pubblica in cui il sindaco si è difeso direttamente davanti ai cittadini dalle accuse ricevute. Un tentativo di chiarimento che Calorio ha ripetuto sabato con una lettera aperta (e regolarmente protocollata in Comune) indirizzata ai «cari concittadini» di Ceranesi.
Una lettera nella quale Calorio respinge tutte le accuse di cattiva amministrazione che gli sono state rivolte, da quella di voler chiudere le scuole delle frazioni, a quella di aver aumentato l'Ici («Sono state aumentate solo le aliquote sulle seconde case e sui siti tecnologici per poter mantenere inalterati i servizi alla persona e per un maggior senso di giustizia»). Tutte accuse, spiega Calorio, fatte in seguito a «rancori, rivalità, individualismi». D'altra parte, continua Calorio nella lettera, «chi avrebbe avuto non solo il compito, ma anche il dovere morale di consigliarmi per il meglio e di sostenermi ha cercato in tutti i modi di ostacolarmi e di rendermi un ostaggio». «Pensate - rivela a un certo punto il primo cittadino - che ho scoperto di recente che ad appena tre mesi dalla mia elezione c'erano già riunioni carbonare per defenestrarmi».
Cosa succederà alle prossime elezioni di maggio è difficile dirlo. Ma sembra certo che tra Ds e Margherità si assisterà a un ulteriore scontro frontale. A cominciare dal simbolo, visto che il gruppo dei Democratici di sinistra sembra intenzionato a usare il simbolo dell'ulivo. Per ora sembra certa una ricandidatura di Calorio: «Se il mio gruppo mi appoggia mi ripresento alle elezioni. E al momento attuale nella sezione della Margherita su 70 iscritti, 15 mi fanno la guerra ma 55 mi appoggiano».
Non manca poi chi intravede scenari politici e alleanze inconsuete, come il consigliere di opposizione Davide Sacco che alle passate elezioni si era presentato con una lista alternativa a quella del sindaco «Ceranesi Insemme» e per il futuro non esclude che «il Comune possa diventare un laboratorio politico sulla base di intese sui programmi e lasciando da parte gli interessi di bottega».