I verbali di Fazio: ecco i piani Ds su Unipol

L’ex governatore di Bankitalia rivela al Pm: &quot;All’inizio del 2005 i diesse sono venuti da me a chiedere se si poteva fare la fusione con Bnl e Montepaschi. Io li ho ascoltati...&quot;. <a href="/a.pic1?ID=186973"><strong><font color="#ff6600">D'Alema: &quot;Normale che la politica si occupi di banche&quot;</font></strong></a>. Il partito di Di Pietro: <strong><a href="/a.pic1?ID=187205">commissione d'inchiesta sulle scalate</a></strong>

Roma - Antonio Fazio resta Antonio Fazio. «Io debbo governare i fatti», dice al pm Francesco Greco. E proprio perché il pianeta politico sa che, quando era governatore della Banca d’Italia, lui «governava i fatti», Fassino e Bersani vanno da lui ad esporgli un piano. «Sono venuti da me - rivela Fazio ai giudici milanesi che lo interrogano sulla scalata Antonveneta - Fassino ed altri (poi dirà che gli «altri» era Pierluigi Bersani) a chiedermi se si poteva fare una grande fusione Unipol-Bnl-Montepaschi». E nel suo stile, aggiunge: «Io li ho ascoltati».
L’ex governatore svela ai magistrati un comportamento dei vertici dei Ds ben diverso da quello finora accreditato. Fino all’interrogatorio di Fazio (pubblicato dal Sole 24 Ore), Fassino ha sempre detto che erano i vari Consorte ed altri a chiamarlo e ad informarlo dell’andamento di un negoziato (nel caso specifico della scalata Unipol alla Bnl). Ora si scopre dalle parole di Fazio un ruolo attivo della Quercia nella definizione di operazioni finanziarie di quel periodo. Fino al punto di disegnare una grande aggregazione fra Unipol, Bnl e Montepaschi: banca, quest’ultima, rimasta esclusa (per il momento) dalle fusioni bancarie. Tant’è che l’incontro con Fassino, Fazio lo inquadra nei «primissimi mesi del 2005 o la fine del 2004».
Insomma, prima che dell’estate dei «furbetti del quartierino», della scalata all’Antonveneta da parte di Fiorani e della Bnl da parte di Unipol. Anche se poi la magistratura e la Guardia di finanza hanno verificato che le due operazioni erano strettamente collegate fra loro.
Un’altra novità contenuta nell’interrogatorio di Fazio è il ruolo di Pierluigi Bersani, oggi ministro per lo Sviluppo economico, ai tempi responsabile economico dei Ds. E sarebbe stato proprio per quel ruolo ricoperto nel partito che Bersani avrebbe accompagnato Fassino in Banca d’Italia. Nel suo entourage l’incontro con il governatore viene declassificato a presa di contatto, ad uno scambio di idee sul sistema del credito, all’illustrazione di scenari bancari. Tutto nell’ambito del ruolo istituzionale, fra un responsabile economico che segue il segretario del partito (promotore dell’incontro) ed il governatore della banca centrale.
Tant’è che viene anche ricordato come proprio in quel periodo i rapporti fra la Quercia e Fazio non fossero fra i migliori, vista la presentazione di una proposta di legge che puntava ad introdurre il mandato a termine per il numero uno della Banca d’Italia. Mandato a termine poi introdotto con la riforma della legge sul risparmio: legge non votata dall’attuale maggioranza.
Ma al di là della rivelazione sul ruolo di Fassino e Bersani, dall’interrogatorio con i magistrati emerge il profilo del «governatore Fazio»; e di come ha gestito le vicende bancarie di quell’estate del 2005 (ed anche quelle precedenti). «Nelle considerazioni finali del 2004 - racconta l’ex governatore - avevo detto: al consolidamento manca un’altra grande operazione: era Bnl-Montepaschi che poi non si è potuta fare». E spiega perché non favorì la fusione fra Banca di Roma con Antonveneta, preferendogli la cordata di Fiorani della Popolare italiana. Quello che lo chiamava nella notte promettendogli «un bacio in fronte» come ringraziamento per il via libera all’operazione da parte della Vigilanza. «Ma le regole esistono e dovrebbero essere rispettate», commenta Greco. «Se possibile...», risponde Fazio.