I verdi gabbiotti dell’Atac il «regno» degli sbandati

Gian Piero Milanetti

Le vecchie biglietterie Atac ridotte a ruderi carbonizzati. A rifugio di barboni, alcove di prostitute. Utilizzate come latrine o cassonetti della spazzatura. Scarabocchiate con vernice spray. I vecchi gabbiotti in muratura o in legno verniciato di verde versano ovunque in totale abbandono. In centro e in periferia. Davanti a basiliche e nel mezzo di piazze storiche. A ridosso di monumenti e di fronte a ministeri.
I tipici box, soppiantati dalle famigerate, inefficienti, emettitrici automatiche, sono trascurati da anni dall’Atac. Così, dislocati in piazze e lungo strade a intenso traffico, hanno calamitato ben presto le attenzioni di clochard, tossicodipendenti, senza fissa dimora, che hanno fatto scempio di questi manufatti, incuranti di passanti e turisti e perfino sotto il naso dei vigili urbani.
In piazza di porta San Giovanni, all’incrocio con via Emanuele Filiberto, ad esempio, il gabbiotto abbandonato dell’Atac è a un passo dal chiosco della polizia municipale. «È rimasto aperto - spiega un vigile urbano del I gruppo - fino al Giubileo, per la vendita di biglietti e per fornire informazioni ai turisti. Poi è stato chiuso e lasciato inutilizzato. Noi, costretti a trovare riparo in un chiosco fatiscente, abbiamo chiesto più volte all’Atac di concedercelo in uso, ma la risposta è stata sempre negativa. La biglietteria, così, lasciata incustodita, è diventata rifugio di barboni e si è riempita di immondizie e di escrementi. Finché, alla fine dello scorso anno, dietro nostra sollecitazione, il manufatto è stato sgomberato, e chiuso da una inferriata».
Al di sopra della grata, tutt’attorno, resistono sigle e scritte del Giubileo: Associazione Roma caput mundi, Turist office, Romavision, Itinery card, Trambus.
Gli stessi loghi decorano la biglietteria gemella di piazza Santa Maria Maggiore, all’altezza del civico 7 a. Il box, proprio davanti all’ingresso della basilica, è in completo abbandono. All’interno, cataste ingiallite di opuscoli turistici sulla Capitale, vecchi calendari, rifiuti. «È chiuso - spiega Franco, gestore dell’antistante Antico caffè Santamaria - da quasi sei anni. Durante il Giubileo funzionava come ufficio per informazioni. Poi, dopo l’apertura del centro turistico di via dell’Olmata, è stato lasciato in abbandono. I barboni ci dormono e lo usano come latrina. Gli extracomunitari ci depositano fagotti e pacchi. Le prostitute se ne servono per brevi rapporti. Io ho presentato 7-8 esposti e inviato fax e raccomandate a Trambus, invano. Il presidente del primo municipio Lobefaro mi ha assicurato che se ne sarebbe occupato di persona la scorsa primavera, ma non abbiamo visto niente».
Tre robuste porte metalliche tengono fuori barboni e sbandati, dal gabbiotto nel centro di piazza Indipendenza. Gruppetti di senza fissa dimora accendono fuochi, orinano e bevono vino in scatola tutt’attorno al box bianco e marrone coperto da un’ampia pensilina ovale. Dietro le finestrelle dei bigliettai, si vedono un seggiolone sfondato, una cassetta del pronto soccorso, tre insegne in metallo con i capolinea dei bus, martelli, una morsa. «Era un’officina Atac, ma è chiusa da anni», racconta la cassiera del chiosco-bar di fronte al box. E aggiunge uno dei camerieri: «Tempo fa lo utilizzavano gli autisti del 75 che faceva capolinea qui. Ma da quando hanno spostato i terminal a piazza dei Cinquecento è rimasto abbandonato».
Chiusa da almeno cinque anni - secondo l’associazione cittadini del quartiere Castro Pretorio - l’ex biglietteria Atac di via XX settembre. Il gabbiotto, proprio davanti al ministero delle Finanze, è un rudere semidistrutto da un incendio. «In questo gabbiotto - racconta un autista del 16 - dormiva un barbone. Alla fine dell’anno scorso qualcuno lo ha incendiato e il Comune lo ha messo in sicurezza». Una grata metallica, in effetti, circonda il rudere annerito dal fuoco. Ma dal soffitto e dalle plafoniere, devastate dal fuoco, penzolano pezzi di intonaco e fil di ferro rugginosi su un’emettitrice di biglietti fuori uso e sugli utenti metrebus in attesa sulla banchina.
Apparentemente integra, è la vecchia biglietteria al Parco della Resistenza, davanti a Porta San Paolo. Il gabbiotto, ricoperto di scritte spray, ha una vetrata sfondata e, all’interno, è tutta ricoperta di una polvere azzurrina. «È da dieci anni che è in quelle condizioni», commenta Fabrizio Seri, cassiere del vicino Café du Parc. Quando era in funzione, vi sostavano i conducenti dei tram che facevano capolinea a Porta San Paolo e vi si vendevano i biglietti. Davanti all’ingresso della stazione Piramide della metro, un gabbiotto di legno verde, ricoperto di scarabocchi, appare chiuso da tempo. «Viene aperto ogni tanto - spiega un autista del 769, in piazza Ostiense - quando qualche collega che non può più guidare viene inviato a prestare servizio al capolinea. Ma, ultimamente, l’Atac tende a impiegare gli ex autisti negli uffici o nelle portinerie». E i vecchi box Atac muoiono.