"I veri cafoni giudicanoi film solo dagli incassi"

Enrico Vanzina replica a chi critica il cinepanettone e rilancia: "Per Pasqua una cinecolomba che racconta il Paese"

«Il box-office? Che cafonata!». Non va giù, a Enrico Vanzina, questa storia di compulsare gli incassi per decidere se un film vale, oppure no. Adesso, poi, mentre insieme al fratello Carlo, sorveglia il montaggio di Buona giornata, film comico definito «cinecolomba» perché esce per Pasqua (il 30 marzo), il più loquace dei «Vacanzina boys» affila il suo discorso sul cinema, sul pubblico, sull’Italia. A bocce ferme, smaltita la sbornia d’odio puro verso il cinepanettone, «frutto della nostra operazione di maquillage, per renderlo meno volgare», arrivano i bilanci.

C’è stato un gioco al massacro, su Vacanze di Natale a Cortina, che pure ha incassato 11 milioni e 8, cioè «mica una merda» (copyright: Enrico Lucherini). Perché?

«Un vero tiro al bersaglio, per stabilire in maniera mediatica il flop dell'anno! Vorrei che la stampa italiana avesse rispetto del cinema italiano. Quest’astio mi ha dato fastidio, ma è un tratto dovuto all’invidia. Se domani Francesca Pellegrini cominciasse a perdere le gare di nuoto, sarebbero tutti contenti, direbbero “era ora!”: noi italiani siamo fatti così».

Pensare al botteghino è da cafoni, ma giravano cifre di gran lunga inferiori a quelle dei beati anni del cinepanettone. O no?

«Vacanze di Natale a Cortina è stato il primo incasso italiano dell'anno! È vergognoso continuare a negarlo. Certo, rispetto agli incassi d’una volta, c’è stato un 30% in meno. Non c’era partita contro due blockbuster americani, Il Gatto con gli stivali e Sherlock Holmes. Dopo trent’anni, un po’ di stanchezza si sentiva. Non è che se si vende qualche Panda in meno, si comincia a dire: “la macchina italiana non c’è più”. Mi ha amareggiato quest’odio».

Veniamo al presente: Buona giornata ha un cast impressionante - Christian De Sica, Diego Abatantuono, Lino Banfi, Vincenzo Salemme, Maurizio Mattioli -, per impressionare il box-office cafone?

«Puntiamo sulla vera commedia all’italiana. Che non è presente nei primi dieci incassi di stagione: Vacanze di Natale è un format, inventato e ripetuto; I soliti idioti viene da un format televisivo; Pieraccioni ha fatto un film fuori dal tempo, che racconta una storia d’amore, non l’Italia di adesso; La peggior settimana della mia vita è un format della tivù inglese, Immaturi è un sogno in Grecia, senza crisi italiana, né greca, il film di Ficarra&Picone è una pochade atemporale; Ex-Amici ha personaggi buffi, che non raccontano gli italiani e paradossalmente Matrimonio a Parigi racconta un po’ noi, perché copia I tartassati, ma si svolge a Parigi. This must be the place, infine, prende un grande attore americano, lo mette negli Usa e poi in Irlanda. Il giorno in più si svolge a New York. Una marea di commedie, dove non si stigmatizza il costume italiano. Dovremmo preoccuparci».

Tante commedie, insomma, ma nessuna all’italiana in senso stretto?

«Registi e autori - mi ci metto anch’io - fanno film di cucina e di marketing. Bisognerebbe raccontare di più chi siamo, inseriti nel momento storico. Quando Age&Scarpelli, Sonego, Monicelli fotografavano l’Italia, con i suoi tic , quelli erano autori».

Buona giornata tornerà all’antico?

«Il film racconta una tipica giornata italiana, vissuta da sette personaggi, che inizialmente non si conoscono, ma alla fine si conosceranno. Si tratta di storie, non di sketches, dove i protagonisti sono persone normali: gente buffa, che affronta la vita come viene. Mattioli sarà un evasore totale, a Roma. Dove anche Banfi, nel ruolo d’un senatore, dovrà vedersela con i sotterfugi. Dalle sei di mattina alle sei del giorno seguente, questi tipici italiani vanno avanti con ottimismo. Nell’episodio napoletano, Salemme e Tosca D’Aquino si metteranno le corna. In quello pugliese, Abatantuono è un milanese in crisi, sposato a una pugliese. È un film dalla struttura complessa: si sveglia un personaggio, alle sei di mattina, e siamo a Roma, poi a Napoli se ne sveglia un altro e così via».